16 giugno 2016

Scoprire una mostra nel suo disallestimento, con un “genius loci” di passaggio. A Napoli Giuseppe Zevola e l’estetica del moto espositivo perpetuo

 

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Arriva il momento della disinstallazione e, come un Oreste che corre verso la scoperta nudo di gioia, così la mostra “Genius Loci. Mitologia bipolare con trenta statue al lume di una lampada” – lavoro site specific realizzato da Giuseppe Zevola per la DAFNA Home Gallery – si accinge alla conclusione con un’ulteriore elaborazione estetica, integrando, correggendo e archiviando il lavoro fin ora fatto. Con l’ironia che contraddistingue la poetica dell’artista napoletano, questo continuo mutamento verso la chiusura è stato definito un «Levare la tenda», un “proun” di memoria suprematista, atto di passaggio verso un’ulteriore configurazione, un nuovo viaggio o, forse, una pausa. 
Il lavoro di Zevola, costituito da 120 photocollage che hanno invaso ogni angolo della galleria, non si è mostrato come un progetto statico nella sua forma, permeando la composizione con una forte carica energetica. Tra accostamenti di figure iconiche e pop che ricoprono interamente le pareti, attraverso innumerevoli citazioni, si avverte una curiosità iperattiva e una meticolosa ricerca nei campi dell’arte, della storia, della religione, della natura e dell’architettura, segnatamente quella del Palazzo dei Principi Albertini di Cimitile, sede della DAFNA Home Gallery, che è stata il punto di partenza. Al centro dell’ambiente principale, è rappresentata la «Mia signora filosofia», rievocata attraverso un’installazione in sospensione. Pendente dal soffitto, l’ancora di “Halloween”, la vecchia barca-studio dell’artista, sostiene un antico disegno dei Rosacroce trovato ad Amsterdam, mentre su una superficie circolare sottostante sono inseriti i simboli di Cristianesimo, Ebraismo, Islamismo, Buddismo, Induismo, Taoismo e ancora altre piccole immagini, sempre al limite della provocazione. Con il passare dei giorni, l’esposizione si è rivelata come un’istallazione in costante movimento, ogni settimana è stata presentata una performance diversa, durante la quale uno degli strati sovrapposti di photocollage veniva svelato e qualcosa di nuovo veniva inserito, cambiando l’ordine delle opere e la percezione dello spazio. Il tutto accompagnato da una selezione musicale, con ogni brano della durata di 10 minuti e intervallato da altrettanti minuti di silenzio, completando la chiave di lettura per chiarire o confondere ancor di più, come davanti a un enigma dalle mille e una risposta. (Michela Sellitto)
Giuseppe Zevola, Genius Loci, veduta della mostra, Napoli 2016. Foto di Francesco Squeglia 

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