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vendere, anche nel caso in cui qualcuno volesse comprarla”, sostiene
Kierkegaard nella sua analisi filosofica sul concetto di angoscia esistenziale,
definita dal filosofo danese come “vertigine
della libertà”. È proprio il ricordo, interpretato artisticamente
attraverso architetture modulari e percepito in un’evanescente sfumatura
onirica, a costituire l’architrave tematico di The closer you get, the smaller it is, personale della scultrice Sara
Masüger (Zug, 1978; vive a Zurigo).
La
riflessione sulla fragilità dell’essere e sulla vulnerabilità della materia, in
relazione alla dimensione temporale, traspare dalle opere dell’artista svizzera,
generando un’atmosfera di incombente inquietudine. Un maestoso muro circolare,
che si staglia ieratico nella sua nivea magnificenza dal pavimento al soffitto
della sala, è la prima installazione site specific proposta allo sguardo dello
spettatore. Più di 400 mattoni di polistirolo rivestito in gesso formano
l’opera che, nella ripetizione modulare e quasi ossessiva nello spazio degli
elementi che la compongono, esprime l’intrinseca caducità del transeunte.
L’ambivalenza
dell’architettura, ideata per conferire un ordine al caos, ma soggetta in
ultima analisi all’inesorabile legge del tempo, è un tema ricorrente nella
ricerca artistica di Sara Masüger,
estremamente attenta all’aspetto tattile delle sue creazioni e ai materiali
adoperati. Chain, una lunga catena
formata da 83 anelli in bronzo e gomma dura, ripetuti in scala crescente, è
fissata da un’estremità a un muro laterale. Adagiata sul pavimento, crea un
gioco prospettico subliminale con un cambiamento di scala che “drammatizza la prospettiva naturale
dell’oggetto”, come scrive l’artista svizzero Marc Bauer.
La
poetica del ricordo e della ripetizione intrapresa da Sara Masüger raggiunge l’apoteosi espressiva
in Column, una scultura biomorfa,
costruita con materiali vari ricoperti in gesso, che campeggia nella suggestiva
sala inferiore della galleria. La disarmonia dell’elemento architettonico, che
si espande disordinatamente nello spazio, sottolinea il concetto di fugacità
della materia e riflette la precarietà dell’esistenza, alimentando la
sensazione di provvisorietà esistenziale percepita dal fruitore.
Il
tratto infantile, declinato nei toni del blu, che caratterizza tre piccoli
disegni della scultrice, si contrappone nettamente al senso di angoscia quasi
sinistro evocato dagli stessi. Sono inquietanti flash-back della memoria,
liberati dal mondo dell’inconscio, che richiamano il lato oscuro tipico degli
artisti svizzeri contemporanei.
Parola
a Sara Masüger
cecilia
pavone
mostra visitata il 29 gennaio 2011
dal
27 novembre 2010 al 5 febbraio 2011
Sara
Masüger – The closer you get, the smaller it
is
Galleria Car Projects
Viale Pietramellara, 4/4 (zona Mambo) – 40131 Bologna
Orario: da martedì a venerdì ore 14.30-20; sabato ore 11-19 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 0516592522; fax +39 051552462; info@carprojects.it; www.carprojects.it
[exibart]