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Simone Pellegrini – I muschi del sentiero
Una trentina di opere raccontano l’opera di Simone Pellegrini, nato ad Ancona nel 1972 e diplomato nel 1999 all’Accademia di Belle Arti di Urbino, un pittore la cui ricerca costituisce un’esperienza unica nell’ambito delle tendenze della nuova Figurazione Italiana.
Comunicato stampa
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“I muschi del sentiero”. E’ il titolo della mostra, a cura di Ivan Quaroni, in programma a Reggio Emilia nello Spazio Bonioni arte di Corso Garibaldi, dal 30 ottobre al 30 novembre ( inaugurazione sabato 30 ottobre alle ore 17.30).
Una trentina di opere raccontano l’opera di Simone Pellegrini, nato ad Ancona nel 1972 e diplomato nel 1999 all'Accademia di Belle Arti di Urbino, un pittore la cui ricerca costituisce un’esperienza unica nell'ambito delle tendenze della nuova Figurazione Italiana dove si registrano da un lato le emergenze del reale e dall’altro i fenomeni effimeri della moda e della comunicazione.
“Artista colto e raffinato, Pellegrini – dichiara Ivan Quaroni - fabbrica visioni che rimandano, per forza e brutalità espressive, alle rappresentazioni dei graffiti rupestri e a quelle di certa arte primitivista, che celebra la potenza sorgiva dei Miti collettivi e dei riti tribali”.
Sulle grandi carte intelate, Pellegrini dipana le historiae di una brulicante umanità: tra foreste di alberi bruciati, boschi in fiamme, cataste di legna da ardere si muovono masse possenti di uomini, ora in fuga ora in lotta. Ovunque si respira il senso di una pressante potenza tellurica sul punto di esplodere. La terra si solleva, si liberano le energie, i pianali affondano. E’ di scena un immaginario primordiale, panico e dionisiaco.
La sua pittura, basata su una tecnica particolare che trasferisce il disegno da un supporto all'altro, alterandone il senso ed il segno, scaturisce dal tentativo di individuare l'origine antica dell'uomo, non tanto attraverso le gesta illuminate dalla Storia, ma per mezzo delle ombre che popolano i suoi recessi. Nello iato, lo spazio tra il cognito e l'incognito, si colloca l'arte di Pellegrini che tuttavia non è mai espressamente esoterica.
Nei suoi lavori si possono osservare pittogrammi ricorrenti (alberi fallici, pietre e montagne), disegnati a matita e a carbone, con tracce di colore che racchiudono come una scena di teatro le lotte e gli accoppiamenti di una vita primigenia, immagini che – come precisa Ivan Quaroni nel contributo critico presente nel catalogo che accompagna la mostra – “ricordano le miniature medioevali ma anche l’incedere paratattico dei bassorilievi tardo antichi e paleocristiani le scene dei cicli delle stagioni e dello zodiaco, mentre lo stile s’apparenta piuttosto a moduli disegnativi di gusto secessionista, allo Schiele e a certe tavole di nudi ellenici pubblicati su Ver Sacrum. E tuttavia, la secchezza del segno e la fragranza organica degli olii e dei pulviscoli di carboni, così come la scelta di un supporto povero quale la carta, fanno dell’arte di Pellegrini un episodio unico nello scenario attuale della figurazione italiana”.
Attraverso reiterate negazioni ed affermazioni di senso, la figurazione di Simone Pellegrini si presenta alla contemporaneità come un'ermeneutica per immagini dell'agostiniano abyssus humanae coscientiae.
Accompagna la mostra un catalogo che comprende gli interventi critici di Ivan Quaroni, Sandro Parmiggiani, Luca Cesari.
Una trentina di opere raccontano l’opera di Simone Pellegrini, nato ad Ancona nel 1972 e diplomato nel 1999 all'Accademia di Belle Arti di Urbino, un pittore la cui ricerca costituisce un’esperienza unica nell'ambito delle tendenze della nuova Figurazione Italiana dove si registrano da un lato le emergenze del reale e dall’altro i fenomeni effimeri della moda e della comunicazione.
“Artista colto e raffinato, Pellegrini – dichiara Ivan Quaroni - fabbrica visioni che rimandano, per forza e brutalità espressive, alle rappresentazioni dei graffiti rupestri e a quelle di certa arte primitivista, che celebra la potenza sorgiva dei Miti collettivi e dei riti tribali”.
Sulle grandi carte intelate, Pellegrini dipana le historiae di una brulicante umanità: tra foreste di alberi bruciati, boschi in fiamme, cataste di legna da ardere si muovono masse possenti di uomini, ora in fuga ora in lotta. Ovunque si respira il senso di una pressante potenza tellurica sul punto di esplodere. La terra si solleva, si liberano le energie, i pianali affondano. E’ di scena un immaginario primordiale, panico e dionisiaco.
La sua pittura, basata su una tecnica particolare che trasferisce il disegno da un supporto all'altro, alterandone il senso ed il segno, scaturisce dal tentativo di individuare l'origine antica dell'uomo, non tanto attraverso le gesta illuminate dalla Storia, ma per mezzo delle ombre che popolano i suoi recessi. Nello iato, lo spazio tra il cognito e l'incognito, si colloca l'arte di Pellegrini che tuttavia non è mai espressamente esoterica.
Nei suoi lavori si possono osservare pittogrammi ricorrenti (alberi fallici, pietre e montagne), disegnati a matita e a carbone, con tracce di colore che racchiudono come una scena di teatro le lotte e gli accoppiamenti di una vita primigenia, immagini che – come precisa Ivan Quaroni nel contributo critico presente nel catalogo che accompagna la mostra – “ricordano le miniature medioevali ma anche l’incedere paratattico dei bassorilievi tardo antichi e paleocristiani le scene dei cicli delle stagioni e dello zodiaco, mentre lo stile s’apparenta piuttosto a moduli disegnativi di gusto secessionista, allo Schiele e a certe tavole di nudi ellenici pubblicati su Ver Sacrum. E tuttavia, la secchezza del segno e la fragranza organica degli olii e dei pulviscoli di carboni, così come la scelta di un supporto povero quale la carta, fanno dell’arte di Pellegrini un episodio unico nello scenario attuale della figurazione italiana”.
Attraverso reiterate negazioni ed affermazioni di senso, la figurazione di Simone Pellegrini si presenta alla contemporaneità come un'ermeneutica per immagini dell'agostiniano abyssus humanae coscientiae.
Accompagna la mostra un catalogo che comprende gli interventi critici di Ivan Quaroni, Sandro Parmiggiani, Luca Cesari.
30
ottobre 2004
Simone Pellegrini – I muschi del sentiero
Dal 30 ottobre al 30 novembre 2004
arte contemporanea
Location
BONIONI ARTE
Reggio Nell'emilia, Corso Giuseppe Garibaldi, 43, (Reggio Nell'emilia)
Reggio Nell'emilia, Corso Giuseppe Garibaldi, 43, (Reggio Nell'emilia)
Orario di apertura
tutti i giorni, escluso il lunedì, ore 10.00 – 13.00 16.00 – 20.00
Vernissage
30 Ottobre 2004, ore 17.30
Autore
Curatore