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19
luglio 2017
Lisa Vereertbrugghen
Centrale Fies
Lisa Vereertbrugghen presenta un progetto realizzato nell’ambito del programma europeo Europa Creativa, e sarà sviluppato durante un periodo di 4 anni. In questa fase del lavoro l’artista parte dal concetto di hardcore (estremo) e attraverso la danza, mette in moto un dialogo tra corpo, spazio e tempo. Questa piece coreografica si focalizza sull’attenzione intrinseca della danza per la posizione spaziale, il contatto, la trasformazione e il margine.
di redazione
Nome, cognome, data e luogo di nascita
«Lisa Vereertbrugghen, Belgio (Lovanio), 1986».
In quale epoca e luogo vorresti essere nato?
«Vorrei essere uno di quei pesci in evoluzione che svilupparono i polmoni per la prima volta».
Quale è la prima cosa che fai appena sveglia?
«Ascolto una canzone che riflette il mio umore».
Qual è il luogo che preferisci nella tua città?
«Il tetto del parcheggio 58».
Quali sono i tuoi riferimenti visivi?
«Videoclips, Bruxelles, la mia vita, la fotografia contemporanea, i grandi artisti come Roni Horn, la frutta, gli uccelli».
Esiste un limite che non oltrepasseresti mai? Quale?
«L’integrità fisica di un altro corpo».
Cosa è la fatica per te?
«Essere stanca di qualcosa… Succede molto raramente, ma quando succede, prende il controllo del mio intero essere».
Quale credi che sia la forza del tuo progetto per Live Works?
«È difficile dire quando ogni progetto è intrinsecamente valido. Forse il fatto che metto al primo posto l’esperienza fisica, anche durante il processo di realizzazione… probabilmente questo dà energia anche ai miei colleghi».
Cosa ti aspetti da questi giorni di permanenza?
«Lavorare approfonditamente, avere un valido scambio, incontrare persone fantastiche, conoscere nuova musica, interrogarmi sul mio lavoro, vedere una montagna ogni mattina».
Un aggettivo che descriva il tuo “Supercontinent” ideale:
«Selvaggio».
Roberta Pucci