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12
marzo 2019
Fino al 18.III.2019 Laboratorio Saccardi. Destudio Spaziocentotre, Palermo
altrecittà
Ultima settimana per visitare “DeStudio”, personale del Laboratorio Saccardi, dall’altisonante titolo in Latino, omaggio alla trattatistica classica, qui in chiave dissacratoria privato del consono spazio tra “De” e l’ablativo. Lo “studium”, dunque, l’argomento di questa mostra/installazione dell’irriverente duo artistico che ha colto l’occasione del trasferimento di studio (appunto) per coronare con tale evento una fase del proprio percorso stilistico che della citazione onnicomprensiva e a-stilistica ha fatto il suo lessico pittorico d’eccellenza. “Studium” – ad litteram, “passione” – non poteva pertanto che essere la scelta perfetta per descrivere in una parola la passione per secoli di Storia dell’arte che, nell’ironico approccio di Barone e Profeta, assume le declinazioni vernacolari di quell’eloquenza volgare tanto celebrata dal Sommo Poeta, qui diventata il “sermo vulgaris” della Pittura, di ricerca (la loro) per quanto all’apparenza scopiazzatura raccogliticcia.
Quasi a manifesto della mostra, esposta nella vetrina della sottostante gioielleria, la tela che cita i coloratissimi arazzi con frasi di Alighiero Boetti, recante la sgrammaticata scritta “Non sai nulla dei Sumeri ma conosci a Boetti”, pure presente, in forma di autocitazione, in uno dei due grandi olii della prima stanza, che ritraggono scorci del vecchio studio degli artisti, costellati dalla riproduzione di innumerevoli loro opere di vario formato, esposte “in originale” alla mostra. Tra le chicche, il carrello (vero e dipinto) con gli strumenti del mestiere (colori e pennelli) e la riproposizione a parete di due “cherubini” sumeri antropornitomorfi, stilizzati e affrontati ai lati dell’ingresso alla seconda sezione dell’esposizione. Sono i numi tutelari del tempio dell’arte, gli stessi protettori della creatività del duo, alla base del triangolo con l’occhio di Dio che ornava il loro studio, “fotografato” nei quadri alla maniera di Beninati così come i post-it a muro, dipinti pure da Zanghi in chiave iperrealista e riportanti veloci appunti, quali (qui) l’indirizzo del nuovo studio o i contatti dei galleristi Fecarotta.
Laboratorio Saccardi. Destudio, 2018
L’allegoria della Pittura continua nel vortice citazionistico con storpiati riferimenti ai più disparati artisti: dai portici di De Chirico, alla “merda” (stavolta di gallerista o curatore) di Manzoni; dal Trionfo della Morte alla relativa traduzione cubista di Picasso; dal campo di grano con corvi di Van Gogh, arricchito da idoli sumeri alla De Dominicis, fino a Monet, a cui è dedicata una stanza con cartoni calpestabili e quadri “irrorati” da un arco di urina (gentile dono che Profeta ha rivolto in una performance al graffito pisano di Haring), diretto verso il poetico stagno delle Ninfee, con tanto di nano da giardino in cui qualcuno ha ravvisato un rimando a Philippe Stark. E ancora il teschio di Hirst, tempestato di stelline di pasta e l’interattivo “Profilo continuo del Presidente” Berlusconi, omaggio a quello di Bertelli, fino allo sberleffo verso Burri che titola due panetti di burro o nei confronti di Pollock, “servito” quale pollo dipinto su un piatto/portata, novità, insieme ad altri pezzi in ceramica appositamente prodotti per l’occasione. Tra questi, due sgargianti teste di moro ritraenti due cantanti trap, in un sincretismo buffo tanto quanto il loro contenuto: due piante di cannabis che intridono del loro odore la dissacrata misticità dello spazio espositivo.
Eliana Urbano Raimondi
mostra visitata il 6 marzo 2019
Dal 16 febbraio al 18 marzo 2019
Laboratorio Saccardi. Destudio
Spaziocentotre Arte Contemporanea, via Principe di Belmonte 103, Palermo
Orari: lunedì 16,30-20, martedì-sabato 10-13 / 16,30-20