.all Hawaii eNtrées / luNar reGGae è l’anagramma di “new galleries” in inglese ed irlandese, nome dell’edificio dell’IMMA (Irish Museum of Modern Art) che ospita l’esposizione. Luogo che aspira così a superare la tradizionale funzione del museo suggerendo un nuovo modello di esposizione non finita, non rigida ma flessibile.
Co-curatore della mostra è l’artista francese Philippe Parreno (Oran, 1964), che ha sviluppato fin dagli anni Novanta un particolare modello collaborativo, messo in pratica con molti altri artisti. Alcuni (Douglas Gordon, Liam Gillick, Dominique Gonzales-Foerster, Rirkrit Tiravanija) li ritroviamo in questa collettiva, per la cui realizzazione Parreno ha per la prima volta collaborato con un curatore, Rachel Thomas dell’IMMA.
.all Hawaii eNtrées / luNar reGGae è un duplice progetto che si sviluppa anche attraverso la produzione di un catalogo concepito come opera d’arte a sé stante. Se la mostra gioca con i tradizionali metodi di esposizione attraverso l’esplorazione dei limiti della visione umana, il catalogo che l’accompagna ha testo ed immagini offuscate affinché non si riesca a vedere il libro ma l’opera d’arte in esso contenuta.
Parreno è stato nell’ultimo decennio protagonista di un rinnovamento linguistico che lo ha portato alla creazione di una mitologia contemporanea fatta di simboli provenienti dal mondo del lavoro, dello sport, dai mass media. Douglas Gordon (Glasgow, 1966), che con Parreno ha realizzato nel 2006 il film Zidane, un portrait du XXIéme siécle, continua in questa occasione ad optare per un’essenziale ricontestualizzazione di immagini e parole.
Le parole We Are Evil (Above all Else, 2006), che deludono le aspettative del visitatore essendo poste sul soffitto all’ingresso della galleria, laddove solitamente si ammirano rappresentazioni di angeli, sono contenute in un inno di tifosi di una squadra di calcio.
Le opere in mostra, che spaziano dai primi esempi di arte concettuale alle nuove commissioni, aspirano a decostruire la relazione fra spazio e luce nello spazio espositivo. Alcune, aspirando ad offuscare la realtà e la sua rappresentazione, non sono né tangibili né visibili. Con 7.8Hz (2006) ad esempio Carsten Höller (Brussels,1961) è intervenuto sull’impianto elettrico per causare mut
Con il ritmico ticchettare di un orologio (Tick Tocck, 2006) che attraversa tutto lo spazio della galleria, Gordon ha portato invece il visitatore ad interrogarsi sull’esperienza temporale.
Dominique Gonzalez-Foerster (Strasburgo, 1961), che in anni recenti ha sviluppato in sintonia con Parreno un’inedita capacità di analisi delle relazioni fra individuo e ambiente, ha ricreato per la galleria un luogo (Sèance de shadow III (Blue), 1999) in cui il visitatore è solo potenzialmente presente. La relazione che si stabilisce fra realtà e finzione è stata invece indagata da Carles Congost (Olot, 1970) che ha giocato con i clichè della moda (Gloria, 2005).
L’esposizione, che a prima vista sembra mancare di unità, è stata concepita da Parreno e Thomas come un compendio di storie. Il risultato è stato la produzione di un evento, singolo momento di un processo che conduce alla realizzazione di un prodotto culturale e allo sviluppo di un dialogo internazionale.
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