Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- container colonna1
30
settembre 2009
fino al 5.X.2009 Serralves 2009: A colecçao Porto, Fundação Serralves
around
Vent’anni e non sentirli. L’intero museo del genius loci Álvaro Siza mette in mostra il nucleo iniziale della collezione. Con i lavori degli artisti più rappresentativi dell’ultimo trentennio...
È come sfogliare le pagine di un manuale di storia
dell’arte contemporanea. Tutti i nomi degli artisti che negli ultimi periodi
hanno caratterizzato lo scenario internazionale ci sono.
Esposti nel museo di Álvaro Siza (concluso a metà degli anni ‘90),
che per la sua realizzazione ha dovuto sempre tener presente la condicio
sine qua non:
doveva inserirsi nel parco della tenuta della famiglia col minimo impatto
ambientale. E così è stato. Le sue forme si adeguano a quelle del paesaggio e
non un solo albero è stato abbattuto per far posto all’architettura. Fortemente
caratterizzato da grandi finestre che sono fonti di luce e, allo stesso
momento, cornici al panorama o alle opere, come per Earth Circle (2001) di Richard Long, “riconoscibile” malgrado
l’inopportuno il telo di protezione.
Nonostante l’accostamento a volte azzardato (vedi Oberammergau di Luc Tuymans prossimo a X.Baracke di Georg Herold), la mostra vuole creare un
percorso intimo fra i lavori e rendere visibile il programma di raccolta,
nonché le recenti acquisizioni. Raggruppate in ben nove specifiche sezioni, le
oltre centotrenta opere esposte sono ovviamente in prevalenza di artisti
portoghesi.
Qualora si volesse stilare una giocosa classifica, seguono
gli artisti statunitensi, tedeschi e inglesi e via via fino a toccare i quattro
angoli dell’emisfero, dal Giappone (Shigeko Kubata, Video Girls and Video Songs
for Navajo Sky,
1973) al Sudafrica (Marlene Dumas, No Interviews, Please, 1980-89), al Bangladesh (Runa
Islam, Parallel, 2001), senza dimenticare piccole
nazioni come la Croazia (Dimitrije Bašičević Mangelos con una serie di tempere dagli
anni ’50 ai ’70) o il Belgio (Marcel Broodthaers con Etagère jaune avec lettres
de l’alphabet, chiffres en terre glaise, 1968).
Da notare inoltre una buona presenza di artisti
dell’America Latina e, stranamente, una grande assenza degli Young British
Artist. Gli artisti italiani? Sono prevalentemente dell’Arte Povera.
Se alcuni lavori non sono esattamente l’opera major dell’artista (Acting Silly di Ed Ruscha), sono tuttavia rappresentativi
del suo percorso (Wood-Lead Prop di Richard Serra) o fortemente significativi (Inventaire des
objects ayant appartenu a une vieille dame de Baden-Baden di Christian Boltanski e The Fence di Miroslaw Balka e Luc Tuymans).
Lavori interessanti, che esercitano una certa fascinazione,
sono quelli di Helena Almeida (Sem titulo, 1994-95: serie di dodici fotografie in b/n di grande
formato, che testimoniano uno sconosciuto dramma), di Hans-Peter Feldmann (Alle Kleider einer Frau, 1974: dodici pannelli di
fotografie che mettono in rassegna gli abiti e gli accessori appartenuti a una
ragazza) o LM44/EB61 (1995) di João Penalva, in cui l’artista ricostruisce, attraverso articoli di
giornale, la scena dell’assassinio di un antiquario di Londra.
dell’arte contemporanea. Tutti i nomi degli artisti che negli ultimi periodi
hanno caratterizzato lo scenario internazionale ci sono.
Esposti nel museo di Álvaro Siza (concluso a metà degli anni ‘90),
che per la sua realizzazione ha dovuto sempre tener presente la condicio
sine qua non:
doveva inserirsi nel parco della tenuta della famiglia col minimo impatto
ambientale. E così è stato. Le sue forme si adeguano a quelle del paesaggio e
non un solo albero è stato abbattuto per far posto all’architettura. Fortemente
caratterizzato da grandi finestre che sono fonti di luce e, allo stesso
momento, cornici al panorama o alle opere, come per Earth Circle (2001) di Richard Long, “riconoscibile” malgrado
l’inopportuno il telo di protezione.
Nonostante l’accostamento a volte azzardato (vedi Oberammergau di Luc Tuymans prossimo a X.Baracke di Georg Herold), la mostra vuole creare un
percorso intimo fra i lavori e rendere visibile il programma di raccolta,
nonché le recenti acquisizioni. Raggruppate in ben nove specifiche sezioni, le
oltre centotrenta opere esposte sono ovviamente in prevalenza di artisti
portoghesi.
Qualora si volesse stilare una giocosa classifica, seguono
gli artisti statunitensi, tedeschi e inglesi e via via fino a toccare i quattro
angoli dell’emisfero, dal Giappone (Shigeko Kubata, Video Girls and Video Songs
for Navajo Sky,
1973) al Sudafrica (Marlene Dumas, No Interviews, Please, 1980-89), al Bangladesh (Runa
Islam, Parallel, 2001), senza dimenticare piccole
nazioni come la Croazia (Dimitrije Bašičević Mangelos con una serie di tempere dagli
anni ’50 ai ’70) o il Belgio (Marcel Broodthaers con Etagère jaune avec lettres
de l’alphabet, chiffres en terre glaise, 1968).
Da notare inoltre una buona presenza di artisti
dell’America Latina e, stranamente, una grande assenza degli Young British
Artist. Gli artisti italiani? Sono prevalentemente dell’Arte Povera.
Se alcuni lavori non sono esattamente l’opera major dell’artista (Acting Silly di Ed Ruscha), sono tuttavia rappresentativi
del suo percorso (Wood-Lead Prop di Richard Serra) o fortemente significativi (Inventaire des
objects ayant appartenu a une vieille dame de Baden-Baden di Christian Boltanski e The Fence di Miroslaw Balka e Luc Tuymans).
Lavori interessanti, che esercitano una certa fascinazione,
sono quelli di Helena Almeida (Sem titulo, 1994-95: serie di dodici fotografie in b/n di grande
formato, che testimoniano uno sconosciuto dramma), di Hans-Peter Feldmann (Alle Kleider einer Frau, 1974: dodici pannelli di
fotografie che mettono in rassegna gli abiti e gli accessori appartenuti a una
ragazza) o LM44/EB61 (1995) di João Penalva, in cui l’artista ricostruisce, attraverso articoli di
giornale, la scena dell’assassinio di un antiquario di Londra.
articoli correlati
Cragg
a Porto
daniela trincia
mostra visitata il 22 luglio 2009
dal 30 maggio al 5 ottobre 2009
Serralves 2009: A collecçao
a cura di João Fernandes e Ulrich Loock
Museu de Serralves – Casa e Parque de
Serralves
Rua D. João de Castro, 210 – 4150-417 Porto
Orario: da martedì a venerdì ore 10-17; sabato, domenica e festivi ore 10-19
Ingresso: intero € 5; ridotto € 2,50
Info: tel. +351 226156500; fax +351 226156533; serralves@serralves.pt; www.serralves.pt
[exibart]