31 gennaio 2025

Cosa vedremo alla Biennale di Bukhara? Annunciati gli artisti e le prime opere

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Carsten Höller, Tarek Atoui, Eva Jospin e Antony Gormley tra gli artisti che parteciparanno alla prima edizione della Biennale di Bukhara: annunciate anche le prime opere

Delcy Morelos a Bukhara. Foto per gentile concessione della ACDF -  Uzbekistan Art and Cultural Development Foundation

L’Uzbekistan si prepara a entrare nella scena dell’arte contemporanea con la prima edizione della Biennale di Bukhara, in programma dal 5 settembre al 20 novembre 2025. Guidata dalla curatrice Diana Campbell e promossa dalla ACDF –  Uzbekistan Art and Cultural Development Foundation, la manifestazione è intitolata Recipes for Broken Hearts e metterà in dialogo arte, artigianato, cibo e storia, coinvolgendo autori internazionali e maestranze locali. Tra gli artisti partecipanti recentemente annunciati, figurano nomi di spicco come Carsten Höller (Svezia), Tarek Atoui (Libano), Hera Buyuktaşcıyan (Turchia), Bekhbaatar Enkhtur (Mongolia), Antony Gormley (Regno Unito), Subodh Gupta (India), Eva Jospin (Francia), Hana Miletić (Belgio), Delcy Morelos (Colombia), Pakui Hardware (Lituania). Significativa anche la presenza di artisti uzbeki tra cui Jahongir Bobokulov, Munisa Kholkhujaeva e Zilola Saidova.

La biennale si snoderà attraverso siti storici di Bukhara, tra cui caravanserragli e madrase, diventando un’occasione per esplorare il tessuto architettonico e culturale della città. Il tema curatoriale prende spunto da una leggenda locale che vede il medico e filosofo Ibn Sina ideare il palov, piatto simbolo della cucina uzbeka, come rimedio per un principe afflitto da un amore impossibile. Questa narrazione diventa il filo conduttore di una biennale che affronterà il rapporto tra emozioni e memoria non solo attraverso pratiche artistiche eterogenee ma anche con la cucina, intesa come un mezzo espressivo.

Tra le installazioni più attese, il monumentale arazzo ikat del duo Hylozoic/Desires (Himali Singh Soin e David Soin Tappeser, India/Regno Unito), creato in collaborazione con i tessitori della città di Margilan. Lungo diversi chilometri, l’ikat funzionerà come un’arteria simbolica della biennale, collegando i diversi siti espositivi. Il coreano Jeong Kwan, monaco buddista e chef, esplorerà il legame tra spiritualità e cucina, mentre il regista kazako Aisultan Seitov tradurrà il mito del palov in un racconto cinematografico in tre atti. L’egiziana Laila Gohar costruirà un padiglione commestibile fatto di cristalli di zucchero artigianale uzbeko, il “navat”, e cristalli di sale.

Carsten Höller e Coen Dieleman, lo chef principale Brutalisten, il ristorante che l’artista svedese ha aperto a Stoccolma, organizzeranno uno scambio con gli chef uzbeki Bahriddin Chustiy e Pavel Georganov, per creare un’esperienza culinaria incentrata sui sapori distintivi degli ingredienti uzbeki. Sia il tema della biennale, Recipes for Broken Hearts, che il loro progetto di ristorante, sfidano gli approcci normativi al cibo, utilizzando l’atto del mangiare per colmare la vulnerabilità umana con la sperimentazione concettuale.

Pakui Hardware presenterà un’installazione interattiva realizzata in collaborazione con la tradizione ceramica che la famiglia Rakhimov si trasmette da sette generazioni. Ispirati dai metodi psicoanalitici di Ibn Sina, i segreti condivisi dai visitatori vengono trasformati dall’intelligenza artificiale in suoni ronzanti rilassanti e riprodotti da sculture in ceramica smaltata nera che ricordano le cistifellea. Delcy Morelos intreccerà un’installazione tessile all’interno di uno degli edifici storici più sontuosi di Bukhara, evocando la trama di una ragnatela. Fili tessili si avvolgeranno attorno alle colonne secolari, mentre terra, sabbia del deserto, argilla e spezie si fonderanno in un impasto sensoriale.

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