Brand New Day: Nicola Ricciardi ci parla della nuova alba delle OGR di Torino

di - 24 Giugno 2020

Domani è un altro giorno, nel vero senso della parola, perché per ripartire ci vuole «coraggio ma anche lungimiranza». Così Nicola Ricciardi ci racconta dei motivi che hanno ispirato Brand New Day, la giornata in cui le OGR – Officine Grandi Riparazioni riaprono le porte al pubblico, senza però dimenticare l’innovazione e l’esplorazione dei nuovi canali di comunicazione testati durante il lockdown.

In occasione del primo compleanno di OGR Tech powered by Talent Garden, l’hub dell’innovazione scientifica, tecnologica e industriale progettato e realizzato da Fondazione CRT, il 25 giugno, dalle 11 alle 23, in programma una serie di visite guidate nella Corte Est, per raccontare la storia recente delle OGR Torino, a partire da quella delle 15 grandi statue d’acciaio che compongono Procession of reparationists, l’opera site-specific dell’artista sudafricano William Kentridge. Ma anche un palinsesto online, con un webinar sugli scenari della rivoluzione digitale nel nuovo mondo, con Massimo Lapucci, Silvia Candiani, Davide Dattoli, Valerio Di Donato, Ciro Cattuto, Patrick Tuttofuoco, Nicola Ricciardi, Matteo Pessione, Carlo Pastore, e uno show in streaming con media-artist, collettivi e musicisti del panorama della musica elettronica torinese.

Ci dice di più Nicola Ricciardi, Direttore Artistico OGR Torino.

Un anno di OGR in versione “tech” e una data: 25 giugno, con il titolo “Brand New Day: l’alba di un nuovo giorno”, e dodici ore tra arte e digital innovation. Ci racconti un po’ il concept di questa giornata, e a cosa assisteremo?

«”Brand New Day” vuole essere un inno alla ripartenza, non solo di OGR ma di tutto un comparto — quello delle arti visive e performative — che ha sofferto in maniera importante la crisi generata dalla pandemia. Il nostro obiettivo è dare un messaggio di speranza e soprattutto un’occasione di ripresa del lavoro a tutti i professionisti e le istituzioni che ci hanno accompagnato fino al lockdown. Per questo abbiamo voluto coinvolgere artisti, musicisti, addetti ai lavori — ma anche startupper e aziende — per creare un piccolo ma ricco palinsesto di attività, che spazia da un webinar su big data e intelligenza artificiale, con cui daremo il via alla giornata, ai quattro show musicali in streaming che si concluderanno alle 23. Tutto ovviamente gratuito e accessibile a tutti attraverso i nostri canali social. E chi vorrà potrà anche venirci trovare di persona: abbiamo infatti reso di nuovo accessibile la Corte Est delle OGR per una serie di racconti in presa diretta, condotti da me e dal mio team, per chiacchierare con il pubblico ripercorrere la nostra storia».

La domanda più importante però, probabilmente, ora riguarda il futuro. Nel marasma di questi mesi abbiamo visto trasformare le OGR in ospedale (e ti risparmio le mie considerazioni rispetto a questa scelta) e ovviamente decimare i fondi alla cultura per riservarli alla medicina e alla ricerca scientifica…Come riprenderà la vita delle Officine? Con quali programmi? Con quali modificazioni e con quali perdite?

«Siamo ancora in attesa di una decisione definitiva da parte delle autorità competenti su quando il presidio sanitario temporaneo potrà essere rimosso. Ad oggi il contratto di locazione con cui abbiamo concesso gli spazi è previsto terminare al 31 luglio. Se non ci saranno proroghe saremo ragionevolmente in grado di riaprire al pubblico nella seconda metà di settembre. Tra i tanti dubbi ancora rimasti mi consola tuttavia una certezza: ovvero che la prossima mostra che inaugureremo sarà il bellissimo progetto che Trevor Paglen aveva immaginato per i nostri spazi e che abbiamo dovuto disallestire a pochi giorni dall’inaugurazione, quando sono entrate in vigore le restrizioni necessarie per il contenimento del contagio. L’altro progetto che sicuramente porteremo poi a compimento è la personale di Jessica Stockholder, che avrebbe dovuto inaugurare proprio in questi giorni e che probabilmente vedrà la luce nel 2021. Vogliamo insomma dare continuità rispetto a quanto costruito fino al sorgere dell’emergenza Covid-19».

Il comparto della cultura, ancora una volta, sembra essere stato dimenticato dai vertici. Ancora una volta nell’agenda vi sono questioni più importanti e forse, ancora una volta – personalmente lo sto notando in questi giorni di ripartenza – gli italiani stanno vivendo nella rassegnazione di ricominciare con le proprie forze, e il “mondo dell’arte” nonostante i gruppi e i proclami resta ben disomogeneo. Che idea hai a riguardo?

«Personalmente non credo ci possa essere ripartenza senza cultura — non solo perché abbiamo tutti bisogno di riempire il vuoto che ha generato in noi l’inverno dello spirito degli ultimi tre mesi, ma anche e soprattutto perché la cultura è un importante driver economico. Come ho avuto modo di dire spesso — anche su questo stesso giornale, qualche mese fa — non posso che auspicarmi un piano di intervento pubblico. Le industrie creative italiane hanno bisogno di un segnale forte, come quello espresso dall’Arts Council nel Regno Unito, dove le misure restrittive sono andate di pari passo con un pacchetto di aiuti d’emergenza, destinato a salvare le organizzazioni artistiche dal fallimento (attraverso un fondo di emergenza di 160 milioni di sterline a favore di musei, gallerie, artisti e professionisti dell’arte freelance). Sono necessari coraggio e lungimiranza, e anche un po’ di fiducia negli italiani: credo fermamente che ci sia un pubblico nel campo delle arti visive e performative capace di rappresentare una domanda di cultura ancora inespressa. Questo potrebbe essere il momento giusto per farlo emergere».

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