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Archivio rurale. Un muro di terra
Installazione di Irene Macalli che fa una ricerca artistico/antropologica sui piccoli borghi e il loro contenuto di saperi della tradizione.
Comunicato stampa
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muro di terra
Irene Macalli
capnapoliest
21/22 marzo 2025 ore 11/18
fino a giugno 2025
dal momento in cui ci siamo scambiate quattro chiacchiere, in modo molto naturale, si è compreso che quella
conversazione avrebbe portato a costruire qualcosa di rilevante, articolato, complesso, in un certo senso
potente, tra Irene Macalli e il robusto capnapoliest.
Poco più che ventenne, l’artista aveva tracciato linee di interazione con il mondo, in un Erasmus plus che l’ha
portata dal settembre 2023 al febbraio 2024 tra Mardin, Midyat, Hasankeyf, Diyabakir, Istanbul.
Un’indagine tra rilevazioni dei piccoli centri e la grande città /metropoli, con i suoi mutamenti rapidi,
religiosi, sociali, antropologici, economici.
Dove finiscono gli abitanti dei grossi centri polarizzanti nel mondo, quasi tutto occidentalizzato, quando
incontrano emarginazione, miseria, isolamento, discriminazione? Perché ci si allontana dalle piccole zone
rurali, villaggi, spesso a distanze disagiate, con mezzi ridottissimi, per riversarsi nelle metropoli, modello
unico nel mondo, dove si spera di attingere una qualche forma di benessere, briciole di benessere,
rimuovendo sogni, bellezza, tradizioni dalla propria esistenza?
Immagino siano alcuni degli interrogativi che Macalli si pone, dal momento in cui ha generato una così
intensa esigenza di incontrarsi con quel territorio intermedio, fragilissimo, della sopravvivenza di chi resta
nei borghi e piccoli centri e chi invece fugge o vorrebbe fuggirne via.
Le sue letture, Rizzo, Kwon, Pioselli, Foster, Gravano definiscono i parametri della ricerca, studiosi che
affrontano, ciascuno in uno specifico, i temi della ruralità, della marginalità, delle identità culturali, dell’arte
come site specific/orientamento che riscatta (o no ?) quartieri periferici, luoghi del disagio, piccole comunità,
spesso isolate, spesso spopolate.
Argomenti vivi, di un pianeta che muta velocemente in cui si cerca di trovare, al di fuori della nostalgia di ciò
che si è perduto, tra moltissime contraddizioni, una forma di sopravvivenza consapevole oppure
semplicemente acquietata.
Irene, dopo l’esperienza lunga ed estremamente formativa e motivante in Turchia, in prevalenza Istanbul e
Diyabakir, capitale del Kurdistan, pianifica un percorso tra il Sannio ed il Molise, in cui applicare quella forma
di indagine fatta all’estero.
Determina una prima tappa nel beneventano, a Pietraroja, alla cui amministrazione richiede di poter svolgere
una residenza di integrazione artistica con gli abitanti del paese.
Viene concessa.
Irene Macalli
capnapoliest
21/22 marzo 2025 ore 11/18
fino a giugno 2025
dal momento in cui ci siamo scambiate quattro chiacchiere, in modo molto naturale, si è compreso che quella
conversazione avrebbe portato a costruire qualcosa di rilevante, articolato, complesso, in un certo senso
potente, tra Irene Macalli e il robusto capnapoliest.
Poco più che ventenne, l’artista aveva tracciato linee di interazione con il mondo, in un Erasmus plus che l’ha
portata dal settembre 2023 al febbraio 2024 tra Mardin, Midyat, Hasankeyf, Diyabakir, Istanbul.
Un’indagine tra rilevazioni dei piccoli centri e la grande città /metropoli, con i suoi mutamenti rapidi,
religiosi, sociali, antropologici, economici.
Dove finiscono gli abitanti dei grossi centri polarizzanti nel mondo, quasi tutto occidentalizzato, quando
incontrano emarginazione, miseria, isolamento, discriminazione? Perché ci si allontana dalle piccole zone
rurali, villaggi, spesso a distanze disagiate, con mezzi ridottissimi, per riversarsi nelle metropoli, modello
unico nel mondo, dove si spera di attingere una qualche forma di benessere, briciole di benessere,
rimuovendo sogni, bellezza, tradizioni dalla propria esistenza?
Immagino siano alcuni degli interrogativi che Macalli si pone, dal momento in cui ha generato una così
intensa esigenza di incontrarsi con quel territorio intermedio, fragilissimo, della sopravvivenza di chi resta
nei borghi e piccoli centri e chi invece fugge o vorrebbe fuggirne via.
Le sue letture, Rizzo, Kwon, Pioselli, Foster, Gravano definiscono i parametri della ricerca, studiosi che
affrontano, ciascuno in uno specifico, i temi della ruralità, della marginalità, delle identità culturali, dell’arte
come site specific/orientamento che riscatta (o no ?) quartieri periferici, luoghi del disagio, piccole comunità,
spesso isolate, spesso spopolate.
Argomenti vivi, di un pianeta che muta velocemente in cui si cerca di trovare, al di fuori della nostalgia di ciò
che si è perduto, tra moltissime contraddizioni, una forma di sopravvivenza consapevole oppure
semplicemente acquietata.
Irene, dopo l’esperienza lunga ed estremamente formativa e motivante in Turchia, in prevalenza Istanbul e
Diyabakir, capitale del Kurdistan, pianifica un percorso tra il Sannio ed il Molise, in cui applicare quella forma
di indagine fatta all’estero.
Determina una prima tappa nel beneventano, a Pietraroja, alla cui amministrazione richiede di poter svolgere
una residenza di integrazione artistica con gli abitanti del paese.
Viene concessa.
21
marzo 2025
Archivio rurale. Un muro di terra
Dal 21 marzo al 30 giugno 2025
arte contemporanea
Location
capnapoliest
Napoli, Via Luigi Martucci, 79, (NA)
Napoli, Via Luigi Martucci, 79, (NA)
Orario di apertura
Prenotazione
Vernissage
21 Marzo 2025, 11/18
Autore
Curatore