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Marina Gavazzi – Birmania. Volti e colori di un Popolo
La fotografa milanese Marina Gavazzi presenta a Firenze, nello storico Caffè Giubbe Rosse una selezione delle immagini della Birmania già in mostra al Complesso Monumentale Guglielmo II di Monreale nel 2008.
Comunicato stampa
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La fotografa milanese Marina Gavazzi presenta a Firenze, nello storico Caffè Giubbe Rosse dal 1° al 18 Dicembre 2009, una selezione delle immagini della Birmania già in mostra al Complesso Monumentale Guglielmo II di Monreale nel 2008.
Marina Gavazzi - Monaco TristeIn questa mostra sono raccolte alcune istantanee della fotografa Marina Gavazzi (www.marinagavazzi.com), dedicate alla variegata realtà della Birmania. I suoi ricordi divengono il commento più pertinente e pregnante a quel ‘viaggio’ di immagini che ci conduce a scoprire o riscoprire una realtà a noi lontana, troppo spesso banalizzata nel luogo comune della pubblicità turistica, per farla propria e patrimonio dell’anima.
Oggetto della mostra fiorentina è una serie di foto risalenti al 2006, che ritraggono, come si è detto, suggestivi aspetti della Birmania, dal 1989 Myanmar, attualmente, come tristemente si sa, sotto il rigido regime militare di Than Shwe.
Un percorso fotografico che ci parla e ci racconta di un Popolo pacifico e colto, ricco di una molteplicità di etnie, di una terra rutilante di colori, ricolma di storia e contraddistinta da immensi paesaggi, da volti di bambini e vecchi, dalle semplici cose del quotidiano, dalla sacralità di gesti senza tempo di monaci e monache.
Una lettura della Birmania, quella che ci dà la Gavazzi, che tiene presente, insieme, la profondità e la razionalità della storia e l’estemporanea irrazionalità delle sensazioni, la durezza del vivere gramo e l’ascetica ed imperturbabile religiosità alla ricerca di una Luce assoluta. Fotografie che ci restituiscono uno scenario diverso e non scontato rispetto a quello proposto dai mass media, attraverso momenti semplici e coinvolgenti, avvolti di un’ineffabile sacralità anche nell’atto più comunemente quotidiano.
Le sue fotografie vogliono essere, comunque e sempre, impressioni interiori che arrivano al cuore delle emozioni. La Gavazzi immortala l’istante irripetibile così come mai più si verificherà. I suoi paesaggi ed i particolari rimandano ad equilibri interiori ed universali, dove tutto parla della vastità del Cosmo e dell’uomo. Un viaggio interiore attraverso realtà e paesi lontani per giungere ad un’autocoscienza etica e sociale.
Lo scatto – profondamente meditato e mai ‘casuale’, sebbene colto nella sua casualità – ci restituisce un ‘frammento’ di realtà così come lei vuole che sia da noi veduta, trasmettendoci la stessa emozione sua in quell’istante. I colori fanno emergere monumenti vetusti, oggetti di culto, riflessi e persone; controluce sapienti, colori saturi o diafani, pieni sempre di pathos, natura rutilante di luci e di cromie esotiche. Al di là dei paesaggi, però, sono soprattutto i suoi rammentati ritratti ad affascinare e coinvolgere, ritratti dove sempre emergono i connotati psicologici non solo dei singoli individui, ma dell’intera collettività, di tutto un popolo.
Giampaolo Trotta
Il caffé "Giubbe Rosse" venne fondato nel 1897 dai fratelli Reininghaus, che ne avevano fatto il punto di riferimento della numerosa comunità tedesca fiorentina. Secondo la moda del tempo i proprietari vestivano i camerieri con ‘giubbe’ rosse, all'uso viennese e da questo derivò il suo nome. Dal 1913 il locale divenne la sede fissa dei futuristi fiorentini, luogo di incontro per letterati e per artisti italiani e stranieri. Ancora oggi il caffé letterario è interamente coperto da foto, disegni e memorie dei suoi celebri frequentatori. In tale contesto trova collocazione la mostra della fotografa milanese Marina Gavazzi.
Marina Gavazzi - Monaco TristeIn questa mostra sono raccolte alcune istantanee della fotografa Marina Gavazzi (www.marinagavazzi.com), dedicate alla variegata realtà della Birmania. I suoi ricordi divengono il commento più pertinente e pregnante a quel ‘viaggio’ di immagini che ci conduce a scoprire o riscoprire una realtà a noi lontana, troppo spesso banalizzata nel luogo comune della pubblicità turistica, per farla propria e patrimonio dell’anima.
Oggetto della mostra fiorentina è una serie di foto risalenti al 2006, che ritraggono, come si è detto, suggestivi aspetti della Birmania, dal 1989 Myanmar, attualmente, come tristemente si sa, sotto il rigido regime militare di Than Shwe.
Un percorso fotografico che ci parla e ci racconta di un Popolo pacifico e colto, ricco di una molteplicità di etnie, di una terra rutilante di colori, ricolma di storia e contraddistinta da immensi paesaggi, da volti di bambini e vecchi, dalle semplici cose del quotidiano, dalla sacralità di gesti senza tempo di monaci e monache.
Una lettura della Birmania, quella che ci dà la Gavazzi, che tiene presente, insieme, la profondità e la razionalità della storia e l’estemporanea irrazionalità delle sensazioni, la durezza del vivere gramo e l’ascetica ed imperturbabile religiosità alla ricerca di una Luce assoluta. Fotografie che ci restituiscono uno scenario diverso e non scontato rispetto a quello proposto dai mass media, attraverso momenti semplici e coinvolgenti, avvolti di un’ineffabile sacralità anche nell’atto più comunemente quotidiano.
Le sue fotografie vogliono essere, comunque e sempre, impressioni interiori che arrivano al cuore delle emozioni. La Gavazzi immortala l’istante irripetibile così come mai più si verificherà. I suoi paesaggi ed i particolari rimandano ad equilibri interiori ed universali, dove tutto parla della vastità del Cosmo e dell’uomo. Un viaggio interiore attraverso realtà e paesi lontani per giungere ad un’autocoscienza etica e sociale.
Lo scatto – profondamente meditato e mai ‘casuale’, sebbene colto nella sua casualità – ci restituisce un ‘frammento’ di realtà così come lei vuole che sia da noi veduta, trasmettendoci la stessa emozione sua in quell’istante. I colori fanno emergere monumenti vetusti, oggetti di culto, riflessi e persone; controluce sapienti, colori saturi o diafani, pieni sempre di pathos, natura rutilante di luci e di cromie esotiche. Al di là dei paesaggi, però, sono soprattutto i suoi rammentati ritratti ad affascinare e coinvolgere, ritratti dove sempre emergono i connotati psicologici non solo dei singoli individui, ma dell’intera collettività, di tutto un popolo.
Giampaolo Trotta
Il caffé "Giubbe Rosse" venne fondato nel 1897 dai fratelli Reininghaus, che ne avevano fatto il punto di riferimento della numerosa comunità tedesca fiorentina. Secondo la moda del tempo i proprietari vestivano i camerieri con ‘giubbe’ rosse, all'uso viennese e da questo derivò il suo nome. Dal 1913 il locale divenne la sede fissa dei futuristi fiorentini, luogo di incontro per letterati e per artisti italiani e stranieri. Ancora oggi il caffé letterario è interamente coperto da foto, disegni e memorie dei suoi celebri frequentatori. In tale contesto trova collocazione la mostra della fotografa milanese Marina Gavazzi.
01
dicembre 2009
Marina Gavazzi – Birmania. Volti e colori di un Popolo
Dal primo al 18 dicembre 2009
fotografia
Location
GRAN CAFFE’ GIUBBE ROSSE
Firenze, Piazza Della Repubblica, 13, (Firenze)
Firenze, Piazza Della Repubblica, 13, (Firenze)
Orario di apertura
tutti i giorni dalle 10.00 alle 23.30
Vernissage
1 Dicembre 2009, ore 17.30
Sito web
www.marinagavazzi.com
Autore