Create an account
Welcome! Register for an account
La password verrà inviata via email.
Recupero della password
Recupera la tua password
La password verrà inviata via email.
-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- container colonna1
Paul Klee
A Roma Klee mancava con una mostra importante dal 1980. Il Complesso del Vittoriano ospita una significativa retrospettiva di circa 200 opere dedicata all’intero percorso artistico di Paul Klee.
Comunicato stampa
Segnala l'evento
“Il dialogo con la natura resta per l’artista una condizione primordiale. L’artista è uomo, lui stesso natura e frammento della natura nello spazio della natura. Di ciò che si può copiare, bisogna risalire all’essenza, al principio delle cose. Eletti sono gli artisti che possono penetrare fino alle profondità segrete dove la legge primaria alimenta l’evoluzione e le metamorfosi” (Paul Klee).
A Roma Klee mancava con una mostra importante dal 1980. Il Complesso del Vittoriano ospita dal 13 marzo al 27 giugno 2004 una significativa retrospettiva di circa 200 opere dedicata all’intero percorso artistico di “Paul Klee”: un mondo di forme primordiali, arcaiche, sospese tra regno minerale, vegetale, animale, spazi cosmici e universi stellari, dove raffinati giochi cromatici costruiscono trame sottili come le nervature di una foglia, calde vibrazioni luminose danno vita a paesaggi incantati di coralli, diamanti, meteore e cristalli, segni simili a geroglifici della mente fanno volare magici pesci blu cobalto o nuotare verdi uccelli di fosforo.
L’esposizione, che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana è promossa dal Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali, Assessorato alle Politiche Educative e Scolastiche, Assessorato alla Comunicazione – in stretta collaborazione con la Fondazione Paul Klee di Berna e la Soprintendenza per il Polo Museale Romano - Ministero per i Beni e le Attività Culturali - nonché la Provincia di Roma –Assessorato alla Cultura -. L’esposizione ha il sostegno dell’Ambasciata Svizzera in Italia.
La mostra “Paul Klee” si avvale di un prestigioso Comitato Scientifico composto da studiosi di fama internazionale. I Curatori sono il Dr. Hans Christoph von Tavel, Direttore dal 1980 al 1995 del Kunstmuseum di Berna e attuale Direttore dell’Istituto Svizzero di Cultura di Roma, e il Prof. Claudio Strinati, Soprintendente Speciale per il Polo Museale Romano. La rassegna è coordinata e organizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.
Cenni biografici
Nato in Svizzera nel 1879 da un insegnante di musica e una studiosa di canto, il giovane Klee esita per qualche tempo tra il violino e la pittura. Nel 1898 si trasferisce a Monaco dove segue le lezioni di Franz von Stuck assimilando i principi dello Jugendstil. Terminati gli studi, visita l’Italia e approfondisce la propria formazione dedicandosi alla musica, alla lettura dei classici, alla grafica. Ammira l’opera di Blake, Klimt, Goya. Nel 1906 sposa una giovane pianista, di poco più anziana, da cui avrà un figlio. Solo nel 1908 Klee conosce le creazioni di Van Gogh, Cézanne (il “maestro per eccellenza”), Matisse. Entra in rapporto con il gruppo del Blaue Reiter conoscendo nel 1911 Vasily Kandinsky, August Macke, Franz Marc con i quali espone l’anno successivo alla seconda mostra berlinese. Nel 1912 è a Parigi dove vede le opere di Picasso e Braque; conosce Robert Delaunay di cui traduce il saggio Sulla luce e ne apprezza il senso orfico del cubismo. Fondamentale, nel 1914, il viaggio in Tunisia insieme a due amici pittori, Auguste Macke e Louis Moillet. “Il colore mi ha preso. Non ho bisogno di impadronirmene. Mi ha preso per sempre, lo so. Questo è il significato di quest’ora felice: siamo una cosa sola io e il colore. Sono pittore” (Paul Klee). A parte questi viaggi, l’artista conduce una vita raccolta, di intenso lavoro. Nel 1920 entra a far parte del corpo docente del Bauhaus. Dal 1921 al 1926 insegna al Bauhaus di Weimar; dal 1926 al 1931 a Dessau. Nel 1931 diviene professore all’Accademia di Düsserdolf ma, costretto dai nazisti a lasciare l’incarico, si stabilisce a Berna. La malattia che lo affligge dal 1935, la sclerodermia, riflette toni cupi e drammatici sulla sua ultima produzione e la rallenta. Muore nel 1940; uno dei suoi pensieri viene inciso sull’urna di pietra: “Nell’al di qua non mi si può afferrare, ho la mia dimora tanto tra i morti quanto tra i non nati, più vicino del consueto alla creazione ma ancora non abbastanza vicino”.
La mostra
Come sottolinea Hans Christoph von Tavel, “la mostra rappresenta una panoramica di tutta l’evoluzione di Klee” attraverso circa 70 opere della Fondazione Klee di Berna e della collezione privata della Famiglia Klee, e prestiti provenienti da numerose collezioni pubbliche e private svizzere, tedesche, italiane, americane e giapponesi.
“La retrospettiva inizia con i capolavori della grafica del primo periodo e i disegni di paesaggi attorno a Monaco e Berna. Una sala è dedicata all’inserimento del colore da parte di Klee durante e dopo il suo viaggio in Tunisia. Seguono gli anni al Bauhaus con capolavori di costruzione pura e di perfetta, favolosa arte di raccontare. Il punto focale della mostra è rappresentato dall’opera tardiva che culmina in un finale drammatico, nella personale lotta fra la vita e la morte. Quasi testamento spirituale e artistico, la grande ‘Natura Morta’ che, dopo la morte di Klee, è stata trovata, quasi completata, sul cavalletto; in essa si ritrovano nella totalità della vita esseri naturali ed ‘artificiali’, fiori sparsi, omuncoli vacillanti su monocicli, un angelo della morte e un astro luminoso su fondo scuro” (H. C. von Tavel).
Già all’età di nove anni Klee, contemplando il marmo ricco di venature dei tavoli del ristorante di suo zio, esclama: “in questo labirinto di linee si potevano discernere contorni di fisionomie grottesche e delimitarli con la matita. Ne ero appassionato e la mia propensione al bizzarro si alimentava.” Grande l’amore dell’artista per il disegno, per il potere della linea. La produzione grafica degli esordi riflette da una parte l’amore per lo studio di paesaggio di matrice impressionista, dall’altra un certo gusto onirico e a tratti caricaturale. Particolarmente impressionanti per intensità psicologica e deformazione espressiva, le illustrazioni per il Candide di Voltaire. Ma la sensibilità fantastica è già tutta presente; manca la scoperta del colore.
La magia delle delicate e sognanti armonie cromatiche assaporate in Africa nel 1914, si impossessa di lui e non lo abbandonerà più. Gli acquarelli si fanno luminosissimi; elementi geometrici dai colori lievi come ali di farfalla si corrispondono tra loro in una preziosa trama di rapporti e accordi quasi musicali; arabeschi, palme, cupole, minareti, ideogrammi di cammelli e di palme sono intrisi di atmosfere da Mille e una Notte; Klee sembra aver rubato le calde tonalità della sabbia dorata del deserto e dei rossi tramonti orientali.
“La natura è l’arte che noi dobbiamo guardare come un esempio capace di aiutarci a creare qualcosa di analogo con i mezzi delle arti plastiche. Seguite i percorsi della creazione naturale, rendetevi conto della formazione e delle funzioni delle forme. E’ qui la migliore scuola”: questo l’insegnamento di Klee e così l’artista cerca, attraverso una pittura quasi meditativa, il sottile scheletro delle foglie, l’anima del filo d’erba, lo schema della circolazione della linfa in un albero; cerca la vita nel suo stato germinale. “Più lo sguardo del pittore penetra nelle cose e più si impone a lui, al posto di un’immagine della natura compiuta, la sola immagine importante della natura: la genesi” (Paul Klee).
Terza fase, gli anni del Bauhaus. Partecipa come docente ma non può essere conquistato interamente dall’eccesso di razionalismo. “La teoria è un aiuto per il chiarimento, abbiamo delle leggi ma anche la possibilità di allontanarci da loro. Uno che segue le regole con troppo rigore si perde in un campo sterile.” Una struttura geometrica solida sottende le creazioni di questo periodo ma l’astrazione assoluta è solamente sfiorata. “L’arte è l’immagine allegorica della creazione” (Paul Klee) e poiché tra artista e mondo fenomenico non c’è cesura, il linguaggio pittorico di Klee rifiuta l’astrazione. Nelle composizioni di questi anni, rette da un ordine quasi ineffabile, da un prodigioso senso dell’equilibrio di forme e colori, compaiono esseri fiabeschi, creature sottomarine, personaggi lunari, giardini incantati, paesaggi di alghe e fiori quasi cristallizzati in una foresta di segni graffiti, magici, simbolici.
Come ebbe a scrivere René Crevel, “l’opera di Klee è un museo completo del sogno”; è pittura introspettiva con gli occhi rovesciati verso il proprio sé, ma è anche una sottile operazione intellettuale dove il sentimento si fa acuto, nitido, cristallino; quasi affilatissimo bisturi per arrivare alla conoscenza. Dunque il suo stile cerca la definitezza, la concisione, la sobrietà che nasce dal massimo rigore e il sogno più nebuloso diventa pura trasparenza.
L’ultimo capitolo è l’opera tarda sulla quale la morte proietta le sue ombre. Sono anni di ansie ed angosce: Klee viene espulso dal Bauhaus, diffamato, separato dal mercante berlinese ebreo Alfred Flechteim. Dopo la mostra nazista sull’”Arte degenerata”, gli vengono sequestrati dei quadri e rientra forzatamente in Svizzera. Si manifesta la rara malattia degenerativa che lo porterà alla morte a soli sessantun anni. L’ultima produzione di Klee acquista una connotazione fortemente drammatica: i grossi segni neri si fanno essenziali e ossessivi; presentano funebri analogie con sbarre e simboli notturni; i colori si fanno più densi e pastosi, il nero invade le tele e gli acquarelli, le forme diventano minacciose.
Il catalogo, edito da Mazzotta, è arricchito dai saggi di Hans Christoph von Tavel, curatore della mostra, Ulrich Krempel, direttore Sprengel Museum, Hannover, Michael Baumgartner, Fondazione Klee, Berna, Osamu Okuda, Fondazione Paul Klee, Berna, Federica Pirani, storica dell’arte, Elena Pontiggia, storica dell’arte.
A Roma Klee mancava con una mostra importante dal 1980. Il Complesso del Vittoriano ospita dal 13 marzo al 27 giugno 2004 una significativa retrospettiva di circa 200 opere dedicata all’intero percorso artistico di “Paul Klee”: un mondo di forme primordiali, arcaiche, sospese tra regno minerale, vegetale, animale, spazi cosmici e universi stellari, dove raffinati giochi cromatici costruiscono trame sottili come le nervature di una foglia, calde vibrazioni luminose danno vita a paesaggi incantati di coralli, diamanti, meteore e cristalli, segni simili a geroglifici della mente fanno volare magici pesci blu cobalto o nuotare verdi uccelli di fosforo.
L’esposizione, che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana è promossa dal Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali, Assessorato alle Politiche Educative e Scolastiche, Assessorato alla Comunicazione – in stretta collaborazione con la Fondazione Paul Klee di Berna e la Soprintendenza per il Polo Museale Romano - Ministero per i Beni e le Attività Culturali - nonché la Provincia di Roma –Assessorato alla Cultura -. L’esposizione ha il sostegno dell’Ambasciata Svizzera in Italia.
La mostra “Paul Klee” si avvale di un prestigioso Comitato Scientifico composto da studiosi di fama internazionale. I Curatori sono il Dr. Hans Christoph von Tavel, Direttore dal 1980 al 1995 del Kunstmuseum di Berna e attuale Direttore dell’Istituto Svizzero di Cultura di Roma, e il Prof. Claudio Strinati, Soprintendente Speciale per il Polo Museale Romano. La rassegna è coordinata e organizzata da Comunicare Organizzando di Alessandro Nicosia.
Cenni biografici
Nato in Svizzera nel 1879 da un insegnante di musica e una studiosa di canto, il giovane Klee esita per qualche tempo tra il violino e la pittura. Nel 1898 si trasferisce a Monaco dove segue le lezioni di Franz von Stuck assimilando i principi dello Jugendstil. Terminati gli studi, visita l’Italia e approfondisce la propria formazione dedicandosi alla musica, alla lettura dei classici, alla grafica. Ammira l’opera di Blake, Klimt, Goya. Nel 1906 sposa una giovane pianista, di poco più anziana, da cui avrà un figlio. Solo nel 1908 Klee conosce le creazioni di Van Gogh, Cézanne (il “maestro per eccellenza”), Matisse. Entra in rapporto con il gruppo del Blaue Reiter conoscendo nel 1911 Vasily Kandinsky, August Macke, Franz Marc con i quali espone l’anno successivo alla seconda mostra berlinese. Nel 1912 è a Parigi dove vede le opere di Picasso e Braque; conosce Robert Delaunay di cui traduce il saggio Sulla luce e ne apprezza il senso orfico del cubismo. Fondamentale, nel 1914, il viaggio in Tunisia insieme a due amici pittori, Auguste Macke e Louis Moillet. “Il colore mi ha preso. Non ho bisogno di impadronirmene. Mi ha preso per sempre, lo so. Questo è il significato di quest’ora felice: siamo una cosa sola io e il colore. Sono pittore” (Paul Klee). A parte questi viaggi, l’artista conduce una vita raccolta, di intenso lavoro. Nel 1920 entra a far parte del corpo docente del Bauhaus. Dal 1921 al 1926 insegna al Bauhaus di Weimar; dal 1926 al 1931 a Dessau. Nel 1931 diviene professore all’Accademia di Düsserdolf ma, costretto dai nazisti a lasciare l’incarico, si stabilisce a Berna. La malattia che lo affligge dal 1935, la sclerodermia, riflette toni cupi e drammatici sulla sua ultima produzione e la rallenta. Muore nel 1940; uno dei suoi pensieri viene inciso sull’urna di pietra: “Nell’al di qua non mi si può afferrare, ho la mia dimora tanto tra i morti quanto tra i non nati, più vicino del consueto alla creazione ma ancora non abbastanza vicino”.
La mostra
Come sottolinea Hans Christoph von Tavel, “la mostra rappresenta una panoramica di tutta l’evoluzione di Klee” attraverso circa 70 opere della Fondazione Klee di Berna e della collezione privata della Famiglia Klee, e prestiti provenienti da numerose collezioni pubbliche e private svizzere, tedesche, italiane, americane e giapponesi.
“La retrospettiva inizia con i capolavori della grafica del primo periodo e i disegni di paesaggi attorno a Monaco e Berna. Una sala è dedicata all’inserimento del colore da parte di Klee durante e dopo il suo viaggio in Tunisia. Seguono gli anni al Bauhaus con capolavori di costruzione pura e di perfetta, favolosa arte di raccontare. Il punto focale della mostra è rappresentato dall’opera tardiva che culmina in un finale drammatico, nella personale lotta fra la vita e la morte. Quasi testamento spirituale e artistico, la grande ‘Natura Morta’ che, dopo la morte di Klee, è stata trovata, quasi completata, sul cavalletto; in essa si ritrovano nella totalità della vita esseri naturali ed ‘artificiali’, fiori sparsi, omuncoli vacillanti su monocicli, un angelo della morte e un astro luminoso su fondo scuro” (H. C. von Tavel).
Già all’età di nove anni Klee, contemplando il marmo ricco di venature dei tavoli del ristorante di suo zio, esclama: “in questo labirinto di linee si potevano discernere contorni di fisionomie grottesche e delimitarli con la matita. Ne ero appassionato e la mia propensione al bizzarro si alimentava.” Grande l’amore dell’artista per il disegno, per il potere della linea. La produzione grafica degli esordi riflette da una parte l’amore per lo studio di paesaggio di matrice impressionista, dall’altra un certo gusto onirico e a tratti caricaturale. Particolarmente impressionanti per intensità psicologica e deformazione espressiva, le illustrazioni per il Candide di Voltaire. Ma la sensibilità fantastica è già tutta presente; manca la scoperta del colore.
La magia delle delicate e sognanti armonie cromatiche assaporate in Africa nel 1914, si impossessa di lui e non lo abbandonerà più. Gli acquarelli si fanno luminosissimi; elementi geometrici dai colori lievi come ali di farfalla si corrispondono tra loro in una preziosa trama di rapporti e accordi quasi musicali; arabeschi, palme, cupole, minareti, ideogrammi di cammelli e di palme sono intrisi di atmosfere da Mille e una Notte; Klee sembra aver rubato le calde tonalità della sabbia dorata del deserto e dei rossi tramonti orientali.
“La natura è l’arte che noi dobbiamo guardare come un esempio capace di aiutarci a creare qualcosa di analogo con i mezzi delle arti plastiche. Seguite i percorsi della creazione naturale, rendetevi conto della formazione e delle funzioni delle forme. E’ qui la migliore scuola”: questo l’insegnamento di Klee e così l’artista cerca, attraverso una pittura quasi meditativa, il sottile scheletro delle foglie, l’anima del filo d’erba, lo schema della circolazione della linfa in un albero; cerca la vita nel suo stato germinale. “Più lo sguardo del pittore penetra nelle cose e più si impone a lui, al posto di un’immagine della natura compiuta, la sola immagine importante della natura: la genesi” (Paul Klee).
Terza fase, gli anni del Bauhaus. Partecipa come docente ma non può essere conquistato interamente dall’eccesso di razionalismo. “La teoria è un aiuto per il chiarimento, abbiamo delle leggi ma anche la possibilità di allontanarci da loro. Uno che segue le regole con troppo rigore si perde in un campo sterile.” Una struttura geometrica solida sottende le creazioni di questo periodo ma l’astrazione assoluta è solamente sfiorata. “L’arte è l’immagine allegorica della creazione” (Paul Klee) e poiché tra artista e mondo fenomenico non c’è cesura, il linguaggio pittorico di Klee rifiuta l’astrazione. Nelle composizioni di questi anni, rette da un ordine quasi ineffabile, da un prodigioso senso dell’equilibrio di forme e colori, compaiono esseri fiabeschi, creature sottomarine, personaggi lunari, giardini incantati, paesaggi di alghe e fiori quasi cristallizzati in una foresta di segni graffiti, magici, simbolici.
Come ebbe a scrivere René Crevel, “l’opera di Klee è un museo completo del sogno”; è pittura introspettiva con gli occhi rovesciati verso il proprio sé, ma è anche una sottile operazione intellettuale dove il sentimento si fa acuto, nitido, cristallino; quasi affilatissimo bisturi per arrivare alla conoscenza. Dunque il suo stile cerca la definitezza, la concisione, la sobrietà che nasce dal massimo rigore e il sogno più nebuloso diventa pura trasparenza.
L’ultimo capitolo è l’opera tarda sulla quale la morte proietta le sue ombre. Sono anni di ansie ed angosce: Klee viene espulso dal Bauhaus, diffamato, separato dal mercante berlinese ebreo Alfred Flechteim. Dopo la mostra nazista sull’”Arte degenerata”, gli vengono sequestrati dei quadri e rientra forzatamente in Svizzera. Si manifesta la rara malattia degenerativa che lo porterà alla morte a soli sessantun anni. L’ultima produzione di Klee acquista una connotazione fortemente drammatica: i grossi segni neri si fanno essenziali e ossessivi; presentano funebri analogie con sbarre e simboli notturni; i colori si fanno più densi e pastosi, il nero invade le tele e gli acquarelli, le forme diventano minacciose.
Il catalogo, edito da Mazzotta, è arricchito dai saggi di Hans Christoph von Tavel, curatore della mostra, Ulrich Krempel, direttore Sprengel Museum, Hannover, Michael Baumgartner, Fondazione Klee, Berna, Osamu Okuda, Fondazione Paul Klee, Berna, Federica Pirani, storica dell’arte, Elena Pontiggia, storica dell’arte.
13
marzo 2004
Paul Klee
Dal 13 marzo al 27 giugno 2004
arte moderna e contemporanea
Location
COMPLESSO DEL VITTORIANO
Roma, Via Di San Pietro In Carcere, (Roma)
Roma, Via Di San Pietro In Carcere, (Roma)
Biglietti
€ 9,00 intero; € 6.50 ridotto
Orario di apertura
dal lunedì al giovedì 9.30 –19.30; venerdì e sabato 9.30 – 23.30; domenica 9.30 – 20.30
Editore
MAZZOTTA
Ufficio stampa
COMUNICAREORGANIZZANDO
Ufficio stampa
NOVELLA MIRRI