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Aleksandar Petkov
L’artista partecipa a mostre collettive tra cui si ricordano Pensiero lento, pensiero veloce, Pinacoteca civica di Pieve di Cento, Centro (FE), 2022; Conversazioni, Cattedra Caccioni, Accademia di Belle Arti di Bologna, Bologna, 2023; Senza sapere dove, poetiche del fuori, a cura di Spazio relativo e Laura Rositani, Villa Davia, Sasso Marconi (BO), 2023; La casa nel piatto, Sala del Baraccano, Bologna, 2023; L’Oro Blu, a cura di Leonardo Regano, Museo dei Bronzi Dorati e della città di Pergola, Pesaro, 2024. Vincitore di diversi premi, nel 2023 riceve il Premio Combat per la sezione Scultura e Installazione. Attualmente vive e lavora a Bologna.
I titoli delle sue opere sono sempre unità di misura. Petkov ritiene che l’accuratezza fisica di tali misurazioni abbia un forte contenuto astratto e concettuale, sia perché l’oggetto a cui si riferiscono rimane sconosciuto, sia per la natura stessa della misurazione; infatti, secondo la fisica, è impossibile determinare la dimensione esatta di un oggetto, poiché ogni unità di misura e ogni strumento di misurazione, anche il più preciso, comporta un margine di errore.
Graziella Romeo
La mia formazione artistica si è sviluppata presso l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria. Nel 2018 conseguo il Diploma di I Livello in Pittura – Arti Visive con una ricerca di natura autobiografica dal titolo L’immagine del sé, autoritratto e psicologia usando come medium la fotografia, ovvero dei selfie, rielaborati in una visione più intima attraverso il collage con elementi floreali. Nel 2024 concludo il percorso accademico con la tesi La memoria delle immagini, un progetto insieme visivo e teorico sulla memoria, sui falsi ricordi e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale come possibile medium creativo. La fase iniziale del mio percorso di ricerca parte dall’introspezione e dalla vicinanza al tema dell’identità a seguito di una forte esigenza interiore, che si sviluppa, si allarga e si estende successivamente verso la percezione del sé, del corpo e delle sensazioni, approdando alla memoria autobiografica e collettiva, tematica attuale del mio lavoro che sviluppo a partire da immagini fotografiche che vengono trasformate e declinate in opere visive ibride. Mi piace classificare, o meglio, organizzare il mio percorso di ricerca suddividendolo in tre macroaree: corpo, memoria e identità. Queste tematiche sono apparentemente divise poiché possono intrecciarsi e mescolarsi l’una con l’altra. Utilizzo diverse modalità per esprimere le mie idee, tra cui collage, pittura, disegno, ricamo su stoffa o carta, fotografia, cianotipia e monotipo, elaborazioni digitali, installazioni.
Greta Affanni
Sono nata a Carrara nel 1993. Cresciuta in un paese della Lunigiana, ho ricevuto la chiamata del daimon durante l’infanzia, quando mio padre portò a casa un poster che pubblicizzava una mostra sul lavoro grafico di Edward Munch, con sopra raffigurata la Madonna litografica. Turbata e catturata dall’immagine, da quella moltitudine di linee e dalla vorticosità di quella strana cornice di “girini”, avevo inconsciamente ricevuto i primi semi con le informazioni su come avrei lavorato tanti anni dopo: con un segno pittorico che si moltiplica, si ripete, strappa, incide, germina, vortica, brulica. La mia indagine, tuttavia, si svolge nel rapporto dell’esistenza umana con la natura e l’animale. I soggetti, sulla soglia tra l’astratto e la figurazione, combinano i diversi elementi, diventando forme che non esistono nella realtà ma rimandano ad un dato di natura, organicità, viscera. Lavoro su superfici lisce, che mi garantiscono un più ampio margine espressivo. Sulle lastre traccio segni in acrilico con le setole del pennello, poi sottraggo, gratto, raschio e incido con delle punte a seconda delle necessità. Lavoro su entrambi i lati e aggiungo la carta in modo da ottenere una maggior profondità materica.
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