Anche se c’è in ballo il prossimo futuro degli Stati Uniti, e dunque di mezzo mondo, certe vicende quasi strappano il sorriso. E dimostrano che poi, in fondo, vuoi per stanchezza o vuoi per celata ipocrisia, anche dietro il politico più cauto – all’occorrenza – si nasconde il populista.
E così Hillary Clinton sabato notte, in occasione di una serata di raccolta fondi a New York, si è lasciata andare e ha appellato la metà degli elettori di Trump come razzisti, sessisti, xenofobi, omofobi e islamofobi: un branco di miserabili.
Evviva evviva la vecchia moglie dell’ex Presidente che perde le staffe, anche se a dir la verità di amenità sul conto di uno e dell’altro candidato alla Casa Bianca in questi mesi ne abbiamo sentite parecchie, come spesso ha osservato la stampa statunitense e non, quasi per oscurare la mancanza di linee politiche di livello.
E allora, così, in queste ore si consuma l’ennesima pantomima: scuse a destra e a manca e patetici “Non mi sono ben spiegata”. Già , perché Hillary ce l’aveva soltanto con le destre estreme che, in tutti i modi, fanno capo al vecchio Donald, e non con quei milioni di frustrati che guardano a Trump come al “folle cambiamento” che riscatterà gli USA.
«Hillary Clinton è stata così offensiva con i suoi insulti ai miei supporter…milioni di persone e di lavoratori meravigliosi. Penso che le costerà molto caro alla urne», ha postato Trump.
Ad ogni modo? Ad ogni modo, che sia una caduta di stile temporanea o meno anche qui si consuma la solita storia, e il gioco delle parti si inverte, in una vicenda che ha anche in parte oscurato la cronaca di una giornata particolare: quindici anni esatti da quell’11 settembre 2001, nonostante i due candidati siano scesi in piazza per ricordare doverosamente. O meglio, Trump è sceso in piazza perché Hillary si è sentita male, e già si parla di polmonite e di una “sostituzione in extremis” per la corsa a Washington. Una situazione che, nell’arco di 24 ore, è passata dal paradossale all’incredibile. (MB)