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Caro Matteo Renzi, se va avanti così viene proprio da dirti: “Non c’è solo Roma da non lasciare in mano ai ladri. Le pulizie vanno fatte dappertutto. C’è poco da cantare vittoria se Grillo è tornato a fare spettacoli, come dici tu. Non c’è da distrarsi neanche un secondo”.
Il Presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, Angelo Caloia, ex presidente dello IOR e figura di spicco alla Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale e al Collegio Borromeo, si dimette da tutti suoi ruoli istituzionali. Perché? Perché indagato in un’inchiesta in Vaticano, per concorso in una serie di vendite immobiliari risalenti al periodo 2001-2008. L’annuncio è arrivato in giornata, e Caloia si è dichiarato «amareggiato, sconcertato e avvilito». Nonché estraneo ai fatti, ovviamente. Certo, per ora si tratta solo di indagini, e la rassegnazione delle dimissioni potrebbe far pensare dell’integrità morale dell’ormai ex Presidente, ma certo è che gli scandali delle “proprietà” vaticane non sono una novità, e nella rete non sarebbe stato difficile divenirne artefici, specialmente se si parla di alti ranghi.
Per ora restiamo nel dubbio. Ma questo colpo, nella Milano che si prepara al suo sempre più incerto Expo 2015 e nell’Italia che cerca di risollevarsi dai disastri della Capitale, non ci voleva. Il Duomo sarà uno dei protagonisti fondamentali del turismo che arriverà per “Nutrire il Pianeta”, anche se il pubblico straniero sarà decisamente risparmiato dalle rogne di casa nostra. Non in ultimo, forse lo ricordate, all’inizio di novembre dalla Fabbrica era arrivato l’allarme: per completare i restauri necessari al mantenimento del Duomo mancano dalle casse qualcosa come 35 milioni di euro. Cifra più o meno pari a una dozzina di qualche splendido appartamento romano o milanese. Speriamo davvero che Caloia sia estraneo ai fatti, sennò avrebbe potuto utilizzare le vendite per aiutare la manutenzione del simbolo (della Chiesa) di Milano. O no?