24 giugno 2015

La cultura a pesci in faccia

 
Tutti per la cultura e poi si chiude, si commissaria, si ritarda, si taglia. La storia del Palaexpo e delle Scuderie del Quirinale di Roma la dice lunga sullo stato di salute della città, dove il problema “politico” si ripercuote in tutti gli angoli, ma anche di un Paese che con la cultura ci vorrebbe “mangiare”, mentre la butta a mare.

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Eppure sembra, per certi versi, che ce la si metta tutta. Fondazioni private, gallerie, iniziative, la street art che imperversa un po’ a sanare le ferite delle periferie, ma nulla. Roma, in queste ore, dopo le guerre politiche tra il Sindaco Marino e Renzi, tra attacchi e minacce, sembra destinata a seppellire anche la cultura, e ad entrare in una nuova fase di stallo come se ne sono viste troppe in questi anni, a partire dalla situazione del Macro.
Alle cronache stavolta c’è l’abbandono dei Membri del Consiglio di Amministrazione di Palaexpo e Scuderie. Il motivo? “Impossibile fare cultura”.
Troppi tagli, con Roma Capitale che non riesce a mantenere i suoi obblighi nei confronti del sostentamento dell’azienda e così, da Franco Bernabè in giù, tutti a fare le valigie. Marino ha subito invocato la figura di un commissario, subito dopo aver ricevuto la doccia fredda sotto forma di lettera in cui i cinque membri Claudia Ferrazzi, Claudio Strinati, Silvana Novelli, Lorenzo Zichichi, oltre al presidente Bernabé, hanno lamentato la mala gestione che ha portato allo strappo.
Ma come spesso abbiamo visto fare, anche stavolta anziché cercare un dialogo, la giunta di Marino ha fatto “bastian contrario”, dichiarando che Palaexpo e Scuderie non hanno raggiunto gli obiettivi che invece, altri enti e anche sotto i tagli forsennati, hanno portato a termine, come nel caso dell’Opera, altro capitolo spinoso della storia culturale recente di Roma. “Per quanto riguarda il Palaexpo, la missione indicata era la stessa: tenere alto il livello dell’offerta culturale, accrescere le entrate dei biglietti, perseguire l’obiettivo di raccogliere accanto al finanziamento pubblico risorse di investitori e donatori privati. Prendiamo atto che questi obiettivi non sono stati raggiunti, pur dando atto al cda del lavoro svolto”, si legge in una nota. 
Come è possibile rassegnarsi a una situazione del genere? Come è possibile che, ancora una volta, Roma perda tasselli del suo tesoro e ricominci l’iter dei ritardi, delle nomine, dei rientri e dei programmi mancati?
E ancora, per Marino, continua a profilarsi un periodo decisamente buio, con altre accuse che arrivano dal “suo” Partito Democratico e dal deputato Michele Anzaldi: «Le dimissioni in blocco dei vertici del Palazzo delle Esposizioni rappresentano un nuovo schiaffo alla cultura nella Capitale, dopo l’addio del maestro Riccardo Muti e le vicissitudini dell’assessorato alla Cultura rimasto a lungo vacante. Occorre chiarire se ci sono veramente, come sarebbe stato lamentato dai consiglieri dimissionari in una lettera al sindaco, responsabilità dell’Amministrazione, ritardi e mancato dialogo. Si parla di tagli che impedirebbero anche il semplice raggiungimento del pareggio di bilancio, non un buon viatico a pochi mesi dal Giubileo». Non un buon viatico per la Capitale di un Paese europeo, che vuole puntare – a parole – tutto sulla cultura. Punto. E quando arriverà la pagina di un nuovo capitolo? (MB)

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