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15
luglio 2016
Attentato, si titola subito. E di certo un camion che per 300 metri falcia a 70 chilometri orari la folla del Lungomare di Nizza, accorso per vedere i fuochi d’artificio del 14 luglio, non può sembrare un incidente.
Specialmente se pare che dallo stesso mezzo, mentre si compiva la strage con le ruote, partissero anche colpi di arma da fuoco sulla folla. E specialmente se colui che stava accanto al conducente se l’è data a gambe, mentre il guidatore è morto crivellato dai colpi della polizia che ha risposto immediatamente all’evento.
E così, ancora una volta, il diretto interessato non potrà parlare e la Francia, di nuovo, è gettata nel panico in un 14 luglio che sarà, per i prossimi anni, insieme alla ricorrenza della presa della Bastiglia, anche quella di una tragedia che pare, stando alla Procura di Nizza, abbia mietuto almeno 70 morti (nel momento in cui scriviamo) e centinaia di feriti.
Stanotte Sébastien Humbert, sottoprefetto del dipartimento Alpi Marittime, ha ripetuto ai cittadini di tornare a casa e liberare il centro città in modo di permettere ai soccorritori e alle forze dell’ordine di intervenire, senza confermare né smentire la presa di ostaggi, ma parlando di un grande attacco.
Che ricorda senza ombra di dubbio il venerdì 13 di Parigi, e che ha portato alla mente anche quanto lo Stato Islamico chiede ai suoi fratelli: lanciare auto o camion sulla folla sono azioni conclamate, secondo i dettami dell’Isis, per colpire gli occidentali. E ora la Francia, i nemici del Califfo, e l’Europa intera, si trova ancora a dover guardare nel baratro, cercando appigli agli specchi, sempre più consapevoli che le previsioni degli esperti (attentati durante gli Europei di calcio, era stato il mantra) possono essere smentite in men che non si dica, a latitudini e con modalità differente, nascondendo ancora il vero lato del terrore dietro una sorta di propaganda dell’immagine di esso, quasi per rassicurare la stessa folla. (MB)