Categorie: Il fatto

Nuovo panorama

di - 25 Giugno 2016
Tutti contro la Brexit. E invece la disfatta. Ma allora, come avvicinare un po’ di più, almeno nei pensieri, questo grande enigma che si avvicina e che non solo coinvolgerà la politica, ma prima di tutto i mercati, il turismo (non dimentichiamo che Londra è la seconda città più visitata del mondo) e anche, e non è poco, la reputazione del popolo inglese, sommerso da una campagna che da una parte e dall’altra è stata giudicata tendenziosa, raggirante, a volte perfino scorretta e densa di disinformazione.
“Sarà interessante vedere come il Regno Unito e il mercato dell’arte, nei prossimi due anni, reagiranno ai tagli che imporrà la Brexit. Non solo, sarà interessante scoprire come l’arte metterà questo fatto nei suoi contenuti”. Sono le parole scritte da Sergio Muñoz Sarmiento, esperto di diritto dell’arte e blogger, mentre dalla celeberrima casa d’aste Christie’s hanno risposto che si resta fiduciosi nelle prospettive a lungo termine del mercato dell’arte.
Quindi niente borse, niente banche, niente tracolli? Niente, almeno per ora. Sotto un certo punto di vista, in effetti, l’arte ha risposto in maniera parecchio diplomatica.
Per ora, insomma, il business resta lo stesso. E della stessa idea anche Michael Sherman, direttore della comunicazione di Phillips, mentre l’artista Ryan Gander ci andato giù più pesante con un “Mi vergogno di essere inglese”. Incolpando un Paese che si sta perdendo in rivoli di discussioni, di liti, e che probabilmente non può essere diversamente. Anche da David Zwirner, sede londinese, ci sono andati con i piedi di piombo: troppo presto per capire quali saranno gli effetti su un mercato molto speciale come quello dell’arte. Mentre da Sotheby’s, sedi in 40 Paesi per 20 valute differenti…beh, ci si adatterà. Forse anche a quella che potrebbe essere un’autarchia del Paese.
C’è chi invece è stato decisamente più pragmatico: Maureen Paley, che ha lanciato un monito su instagram: “No man is an island. No country by itself”. Anche se la perla va a Klaus Biesenbach, curatore del PS1: “Trump Dump world begins”.
Sarà una profezia?

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