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Nei giorni dell’allerta europea, come reagisce l’Italia? E soprattutto, come reagisce Roma (che secondo il “calendario” Isis dovrebbe essere teatro di un nuovo, possibile, futuribile attacco)? Bene si direbbe, e lo hanno detto chiaro e tondo le cifre degli ingressi ai musei nello scorso week end, che tra l’altro non erano gratis come la prima domenica del mese.
Piazza San Pietro, al solito, gremita, e tutti in fila anche per “Musei in musica” e al Colosseo. Pare che invece, a soffrire di più, siano i gestori dei locali – che dopo le scene di orrore alla Petite Cambodge, al Carillon e al Bataclan – fanno un poco più fatica ad attirare clienti, probabilmente un po’ scossi dall’idea di poter essere freddati davanti a una birra.
Naturale, forse, ma quel che è certo è che con i migliaia di pellegrini che arriveranno in città anche la “paura da bar” forse sarà soffiata via.
Italiani, dunque, popolo di fatalisti? O forse, come potrebbe essere veritiero, entrare in un museo fa meno impressione che bere a un tavolino di Trastevere, oltre che meno freddo?
Certo, abbiamo ancora in mente anche le scene del Museo del Bardo, ma è decisamente più lontana l’idea che la “cultura visiva” possa far male, o rientrare in circuiti di violenza.
Non va invece molto bene a Milano, dove la prima della Scala, a Sant’Ambrogio, potrebbe essere disertata proprio per le nuove misure di sicurezza dai capi del governo e dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Maroni, governatore della Lombardia, ha già invitato alla calma, a non aver paura, e ha garantito maggiori controlli.
Sapete quale sarà la domanda ai “vip” di turno fuori dal teatro, oltre all’indice di gradimento dell’opera? “Paura dell’Isis?”.
Uno spauracchio quasi catartico, un anatema per non far vincere la mano della partita al terrore. (MB)