Dopo Claudia Koll, finalmente anche la bella e brava Vanessa Beecroft (Genova, 1969; vive a Long Island, NY) può vantare la sua conversione religiosa. Una sorpresa inaspettata per i fedelissimi, abituati a vederla far sfilare sulla passerella dellâarte ondate di fascino gracile ed effimero. Una conferma invece per chi aveva sempre sottolineato il ruolo sociale dellâartista. Anche dove a volte sfuggiva. Anche dove spesso non câera. CosĂŹ la genovese a New York, che insieme a Maurizio Cattelan ha saputo varcare lâOceano e colpire al cuore gli americani, è arrivata a un punto chiave della sua carriera. Quello della svolta. Il momento piĂš difficile della vita, dopo una giovinezza di successi, piĂš o meno chiacchierati. Sta di fatto che Vanessa sa che ha teso la corda, sa che la sovrabbondanza di suoi pezzi sul mercato, con tanto di tirature pirotecniche, ha bisogno di essere legittimata. Il punto è garantirsi una nuova ricetta felice. Ă una vecchia storia: gli ex-conservatori diventano ribelli, gli ex-ribelli diventano conservatori. Lâattore comico, raggiunti i 40 anni dâetĂ , cerca il ruolo drammatico. Il comunista si trasforma in reazionario. E lâartista? In questo caso invoca Dio, i problemi del Terzo Mondo e un fantomatico viaggio in Sudan, dove pare abbia riscoperto sĂŠ stessa. Aria fritta altoborghese, insomma. United Colors of Benetton.
Ecco, quindi sfilare dinanzi allo spettatore una sequenza di scatti che vedono la Beecroft indossare i panni della Vergine Santissima, allattando due bimbi neri al seno diafano. Ecco corpi statuari di modelli sudanesi crocifissi alla crudeltĂ del mondo. Abiti esotici. Volti che implorano un riscatto sociale. Madonne fulve e San Giuseppe di colore. Tutti incorniciati allâinterno di immagini perfette, attraenti. Dalla composizione straordinariamente corretta e i colori smaglianti. Che si posano con dolcezza su pelli prive di asperitĂ . Visi che tradiscono ben pochi pasti saltati. Non câè infatti posto per la bruttezza nella poetica di Beecroft,
Ora lâarte saprĂ anche trovare mille scuse a questo esasperato sfoggio di retorica (che poteva aver senso quindici anni fa, griffato Oliviero Toscani). La critica schierata dirĂ che il contrasto tra soggetto e modalitĂ di esecuzione è un atto voluto, al fine di disturbare lo spettatore e stimolarne il pensiero. Il punto, invece, è un altro. Nel 1999, quando il momento della deposizione delle armi volgeva al termine e la societĂ incubava lâ11 settembre, mentre Vanessa ancora faceva sfilare le sue modelle, la drammaturga inglese Sarah Kane scriveva 4.48 Psychosis. Pochi istanti dopo si toglieva la vita. Si trattava di un atto estremo, ma che segnava la fine di un modo di fare teatro e il declino di un talento artistico. Marsellus Wallace, tra i personaggi chiave di Pulp Fiction, diretto nel 1994 da Quentin Tarantino, ammoniva il pugile Butch: prima o poi il talento perde i colpi.
Anche Vanessa corre questo rischio. Se la serietĂ di unâopera dâarte si percepisce dalla forza del suo rapporto con la Morte, tra lâultima serie della Beecroft e la Nera Signora esiste un gap profondissimo. Non è sufficiente toccare determinati argomenti, nevralgici per lâOccidente, per raccontare la sofferenza. NĂŠ la perfezione stilistica può supplire ai contenuti. Talvolta, in fin dei conti, nemmeno con gli ingredienti giusti si confezionano buone torte.
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santa 'si nu piezz gruoss. Bella!
La beecroft non ha mai convinto per la pochezza spirituale dei suoi lavori , ora la nuova veste esclusivamente iconografica , fà saltare all' occhio la vuotezza che c' e sempre stata nelle sue composizioni , è mood , è come un cavallo bianco che corre sulla spiaggia in slow motion .
L'arte è la riflessione sull' epoca contemporanea , non il prendere i pezzi di alcuni temi sociali , fotografarli e darli in pasto ai collezzionisti .
mi sà che è ora di far capire anche alla patinatissima Beecroft , che non c'è niente di strano nel fallire , magari ritirarsi spiritualmente per leggere un pò , o per analizzare spietatamente sè stessa .
e che Rumma e adepti si guardino intorno , magari rimanendo proprio sottocasa , in Italia non c' è bisogno di tirare in ballo artisti Cinesi , Danesi o che altro .
DI giovani italiani con le carte in regola c' è nè sono molti , basta guardarsi intorno , e ripeto magari il meglio è prprio dietro l'angolo .
si Santa soni d'accordo, mi fa venire i brividi leggere alcune delle tue parole; dopo questi anni passati a vedere opere (anche piacevoli) sostanzialmente di poco contenuto....mi fa pensare anche la mostra di Arienti a Milano....stessa fragilità , forse è una "generazione" stanca???? E io non rischio la stessa impasse??? invece mi piacciono molto gli ultimi video di Basilè...stesso stile ma densi di inquietudine vera, ... speriamo che qui stia cambiando qualcosa, almeno per sfinimento...
ma cosa vi aspettate dalla signora rumma? una che ha un orario di galleria venerdÏ dalle 17 alle 19....il sabato e la domenica chiuso, il lunedÏ chiuso per turno, il martedÏ e il mercoledÏ solo per appuntamento: e noi ad aprire le nostre gallerie sfigate coi nostri artisti che anche se bianchi vivono nell'indigenza piÚ totale ma almeno hanno qualcosa da dire. fate ridere signore mie: quella che lavora una vita con la fotografia fashion ma non sa fotografare, quell'altra che compra gli artisti disgraziati cinesi a bologna arte fiera e li rivende ai prezzi della beecroff ad artissima, ma prima gli fa firmare contratti perchè non si ripresentino in galleria a chiedere conto....e le signore griffate a comprare il pane quotidiano dalla lia in fila come sempre.
ragazzi, non abbiamo chances: l'arte è solo per alcuni quello che sappiamo, per altri è un modo per mettere la cornice ad una vita griffata...su, su, immergiamo il pane nel nostro bicchiere d'acqua e lavoriamo....
mah a me la beecroft mi piace si ceto ci marcia un po tropo su sta anoressia e sul fatto del la donna nuda abbiamo capito, che le donne sono nude e scarne e la moda ecc ecc...bho sara perche è nata a genova m al abeecroft mi piace....
Io credo che in fondo in fondo la signora Lia Rumma sappia della bruttezza di questo progetto.Il punto è che può capitare una mostra brutta, ma qui ci si supera con un pietosismo degno della DE FILIPPI.Comunque non disperate , ora arriveranno biennali, il buon Bonami, il giovane curatore di scalata che lo renderanno coraggioso e magnifico, dalla vergogna al piedistallo.
Ma le regole della comunicazione qualcuno le conosce??? Se la VB avesse presentato la solita mostrina educatina patinata, se ne sarebbe parlato tanto, qui e in tutti i posti dove si accetterĂ il gioco furbo dell'indignazione preconfezionata? Avanti, non facciamo i provinciali ancora una volta! Ma che questi sono artisti e galleristi che ti buttano lĂŹ una svolta del genere cosĂŹ, tanto per vedere l'effetto che fa??? Come una appena uscita dall'accademia???
mm che te sei bevuto il cervello? ma che stai a ddi? ma addo sta l'indignizione, sia pure preconfezionata? oggi purtroppo invece non si indigna piĂš nessuno.
VABESSA BEECROFT NELLE INTERVISTE VIDEO NON SA PARLARE!
CHE BELLA COSA!
CHE PENA!
Angeli negri (1968)
Fausto Leali
Pittore ti voglio parlare
mentre dipingi un altare.
Io sono un povero negro
e dâuna cosa ti prego.
Pur se la Vergine è bianca
fammi gli angioletti negri.
Se tu
dipingi con amor
perchĂŠ disprezzi il mio color?
Se vede bimbi negri
Iddio sorride lor.
Non sono che un povero negro
ma nel Signore io credo
e so che tiene dâaccanto
anche i negri che hanno pianto.
Quando dipingi le chiese
lĂ fra le candele accese
fra gli arcangeli ti prego
metti un angioletto negro.
http://pinoulivi.com/verita/angelinegri1.htm