-
- container colonna1
- Categorie
- #iorestoacasa
- Agenda
- Archeologia
- Architettura
- Arte antica
- Arte contemporanea
- Arte moderna
- Arti performative
- Attualità
- Bandi e concorsi
- Beni culturali
- Cinema
- Contest
- Danza
- Design
- Diritto
- Eventi
- Fiere e manifestazioni
- Film e serie tv
- Formazione
- Fotografia
- Libri ed editoria
- Mercato
- MIC Ministero della Cultura
- Moda
- Musei
- Musica
- Opening
- Personaggi
- Politica e opinioni
- Street Art
- Teatro
- Viaggi
- Categorie
- container colonna2
- container colonna1
Artiste a Roma tra il 1910 e il 1950, una mostra necessaria e da scoprire
Mostre
Ancora una mostra di donne? Sì, utile e necessaria, anche se la situazione è molto migliorata negli ultimi 50 anni. Ci offre interessanti sorprese l’esposizione Artiste a Roma, visitabile ai Musei di Villa Torlonia, Casino dei Principi, fino al 6 ottobre. La prima sorpresa è la misura delle opere, in maggioranza di notevoli dimensioni. La seconda è la scelta del soggetto, in prevalenza la figura umana. Pochi e non convenzionali i vasi di fiori, tradotti in macchie di colore; una sola piantina grassa, quasi inquietante con le sue foglie artigliate.
Come afferma nel testo in catalogo Giulia Tulino, «L’attenzione critica verso le artiste…inizia in modo sistematico in Italia durante gli anni Settanta». Quale conferma mi concedo una digressione ricordando la mostra al femminile, di taglio internazionale, Materializzazione del linguaggio (Venezia, nell’ambito della Biennale), curata da Mirella Bentivoglio nel 1978. Mancavano ancora parecchi anni alla caduta del muro di Berlino e i rapporti con i Paesi “oltre cortina” non erano facili. Per includere nella mostra anche artiste dei paesi dell’Est, Bentivoglio pensò di ricorrere a un escamotage: chiese alle singole artiste di inviarle una lettera con un regalino: un’opera su un foglio di carta! Si tratta di un caso isolato.
Ancora alla fine del secolo scorso la situazione è più che sbilanciata. Risulta particolarmente istruttivo il confronto con una grande esposizione al Chiostro del Bramante, 1998, a cura di Fabio Benzi, Gianni Mercurio e Luigi Prisco, intitolata Roma 1918 – 1943. Stesso luogo dell’attuale mostra: la capitale; analogo il periodo preso in esame, quasi coincidente. Ebbene: per contare la presenza di artiste-donne bastano, anzi avanzano, le dita di una mano.
Artiste a Roma è un tema impegnativo. Non era facile selezionare, in un’ottica trasversale, una ventina di artiste attive nella capitale fra il 1910 e il 1950. Fra le molte scelte possibili quella effettuata dalle curatrici (Federica Pirani, Annapaola Agati, Antonia Rita Arconti e Giulia Tulino) offre un panorama inedito, con prevalenza del figurativo, sinora meno documentato. Eviterò di fare un lungo elenco delle espositrici, alcune note, altre quasi sconosciute, almeno per me. Fra le prime Edita Broglio con un’essenziale natura morta; Benedetta Cappa Marinetti della quale segnalo Velocità di motoscafo, in cui protagonista è la dinamica scia impressa dalla macchina, la quale è appena una pennellata scura quasi all’orizzonte; Bice Lazzari, con due dipinti giovanili; Marisa Mori, con un nudo di Aviatrice addormentata. L’artista è anche autrice di uno spiritoso invito per capodanno a Tullio d’Albisola in cui gli scrive, con disegno esplicativo, che offrirà come dessert «Mammelle italiche al sole»: due semisfere di marzapane con una ciliegina candita al centro.
Un caso a parte è quello di Ruzena Zatkova, l’artista boema alla quale è dedicata una piccola mostra nella mostra grazie alle 13 tavole (fronte – retro) della Vita di Re David. I collage di figure e scrittura, almeno per noi asemantica, sono un trionfo del colore e costituiscono un’autetica rivelazione. Per la scultura si impadronisce della scena, come prevedibile, Antonietta Raphael che qui riesce ancora a sorprenderci con una Testa di Miriam in porfido, sensuale e carica di emozioni.
Il catalogo (De Luca Editori d’Arte), completo, con tavole tutte a colori e con puntuali saggi, resterà come un prezioso documento anche dopo la chiusura della mostra. Per la copertina è stata scelta un’opera di Maria Grandinetti Mancuso, artista meno nota anche se vanta una presentazione di Savinio. Quale immagine conclusiva (sezione fotografia), illustra molto bene il periodo un bellissimo ritratto di Palma Bucarelli (Ghitta Carell), la mitica direttrice dagli occhi di ghiaccio della Galleria d’Arte Moderna di Roma, la quale fin dagli anni Cinquanta sprovincializzò l’Italia facendo conoscere da noi Pollock e le seconde avanguardie, cioè quelle nate sull’altra sponda dell’Atlantico.