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Irriverente Pino Pascali. Le mostre storiche dell’artista da Fondazione Prada a Milano
Mostre
Visitabile fino al 23 settembre 2024, la mostra offre al pubblico una visione ampia e completa della produzione artistica di Pascali che, nonostante la tragica scomparsa in giovane età, ha prodotto opere d’arte iconiche entrate nell’immaginario collettivo della Storia dell’Arte mondiale. Fondazione Prada, ancora una volta, si conferma un vero e proprio polo culturale in grado di offrire grandi mostre con una selezione studiata nei minimi dettagli. A cura di Mark Godfrey, l’esposizione si divide in più sezioni, ciascuna delle quali propone degli ambienti che ospitano opere appartenenti a diversi cicli di ricerche materico-filosofiche. Quarantanove lavori totali provenienti da istituzioni museali italiane ed internazionali e da collezioni private. Il percorso allestitivo si sviluppa in tre edifici in totale: il Podium, la Galleria Nord e la Galleria Sud.
Il Podium, sviluppato tra piano terra e primo piano, ospita la prima sezione della mostra. Lo spazio ampio e luminoso della sala si presta perfettamente alla suddivisione in diverse sale più piccole all’interno della sezione stessa; una scelta curatoriale fine, che avvicina l’estetica della mostra alla produzione e all’allestimento scelto, ai tempi, dallo stesso Pino Pascali. Le micro-stanze create ad hoc, simulano l’ingombro spaziale ed architettonico delle mostre personali nella quale il giovane artista ha esposto durante la sua vita. Questi volumi restituiscono al visitatore gli scenari della sua prima mostra personale svoltasi presso la galleria La Tartaruga (Roma, 1965) e le successive esposizioni presso la galleria Sperone di Torino, la Galleria L’Attico e infine la presentazione monografica alla Biennale di Venezia nel 1968. Dall’iconica opera Primo piano labbra fino alla serie delle armi, costruite con materiale meccanico di recupero. Salendo al primo piano la suddivisione segue invece il fil-rouge del materiale, studiato da Pascali nella sua essenza sia naturale che industriale. Ogni sala è dedicata ad un determinato materiale utilizzato per le installazioni: tela, tintura, eternit, terra, pelliccia sintetica, lana d’acciaio, gommapiuma, parti di automobili, fieno e scovoli restituiscono una visione analitica della matericità, la stessa che ha portato l’artista ad indagare le peculiarità uniche di oggetti quotidiani ma dalla forte potenzialità espressiva.
La Galleria Nord ospita invece quattro opere con le quali partecipa a tre importanti mostre collettive, tra Roma, Parigi e Bologna. La grande navata ospita Ricostruzione del dinosauro, 1 metro cubo di terra, 9 mq di pozzanghere e Fiume con foce tripla. Non solo Pascali, ma per l’occasione sono state esposte anche lavori di altri artisti che hanno esposto insieme a lui tra i quali Alighiero Boetti, Agostino Bonalumi, Mario Ceroli, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Jannis Kounellis, Eliseo Mattiacci, Gianni Piacentino e Michelangelo Pistoletto.
Nella Galleria Sud c’è un’importante selezione di fotografie firmate Ugo Mulas, Claudio Abate e Andrea Taverna e un video girato da Luca Maria Patella che ritraggono l’artista alle prese con le sue opere d’arte. Interessante è l’accostamento tra gigantografie fotografiche sullo sfondo e le opere originali collocate proprio davanti; un dialogo divertente e commovente su più dimensioni in grado di raccontare a pieno il mondo – Pascali.
Artista poliedrico, innovatore ed estremamente prolifico. Nonostante la sua tragica morte all’età di trentadue anni per via di un incidente in moto, lascia un grande e variegato corpus di opere che hanno ispirato e continuano ad ispirare gli artisti. Pino Pascali è il simbolo dell’artista come eterno bambino ma anche sciamano, in grado di cogliere ispirazione da ogni aspetto della vita: dal più semplice materiale trasformato in un bruco ad una profonda riflessione sulle macchine da guerra ricavate da scarti. Come si coglie dalle foto presenti in mostra, è lui stesso ad utilizzare le sue opere in modo ludico, integrando così l’importante rapporto tra l’artista, la fruizione, lo spazio, la scenografia. La grande retrospettiva nella sede milanese di Fondazione Prada è in grado di restituire il profilo ricco e poetico di una personalità che ha saputo fare della sua figura il simbolo dell’artista contemporaneo, in grado di abbattere i ponti tra i compartimenti dell’arte.