ossequi, Skin, 2018 70 x 100 cm, emulsione di ruggine su carta leggera
La fragilità non come limite ma come soglia da attraversare, per immaginare nuovi equilibri e stati mentali. Questo il concetto dal quale prende le mosse OLTRE, mostra personale di Matteo Sanna, visitabile dal 12 aprile al 15 luglio 2025 negli spazi di Habitat 83 di Verona. Curata da Annalisa Ferraro, con la direzione artistica di Zeno Massignan e in collaborazione con NM Contemporary di Monaco, l’esposizione è scandita da una narrazione visiva che, tra introspezione e resilienza, costruisce un percorso cui luce e colore diventano strumenti di consapevolezza.
OLTRE si inserisce nel nuovo format espositivo di Habitat 83, avviato nel 2024 con la mostra DEVENĪRE di Federico Gori, che coniuga ricerca artistica e supporto agli autori emergenti. A ogni mostra segue infatti l’acquisto di un’opera per la collezione di Habitat, garantendo continuità e valorizzazione a lungo termine.
Per perseguire quest’obiettivo, a ogni artista è chiesto di ideare una serie numerata di opere da vendere durante e dopo l’esposizione, la cui produzione è sostenuta interamente da Habitat. Trattandosi di opere seriali, seppur in piccole tirature, la vendita a prezzi accessibili non inciderà sul coefficiente di vendita dell’artista, che potrà così progettare senza condizionamenti. Ogni mostra è inoltre accompagnata da una pubblicazione edita da Lazy Dog, che arricchisce il progetto con un saggio di carattere sociologico o filosofico, contribuendo alla riflessione sui temi affrontati.
Per dare continuità al programma espositivo, il primo ciclo di eventi è stato affidato alla curatela da Annalisa Ferraro. L’opening di OLTRE sarà un momento di incontro e scambio, con la presenza dell’artista e della curatrice, oltre a un laboratorio gratuito dedicato al pubblico, parte del programma educativo di Habitat 83.
Il percorso di OLTRE da Habitat 83 si apre con la serie 18720 – Out of here, in cui Matteo Sanna imprime sulla tela il respiro, registrando il battito stesso della vita. Il soffio, simbolo di esistenza, si fa traccia visibile, testimonianza di una lotta silenziosa tra vulnerabilità e persistenza. A questa dichiarazione segue Fragili fraintendimenti, opere che restituiscono l’idea della guarigione attraverso la stratificazione di fratture ricomposte: le crepe vengono esibite con fierezza, trasformate in una grammatica estetica che celebra il vissuto.
Uno dei momenti più lirici della mostra è rappresentato dal gesto di Sanna di raccogliere e intingere nella pittura i fiori della sua Sardegna, in particolare quelli di cicuta. Il loro destino, spesso solitario a causa della velenosità, trova una nuova esistenza sulla tela, dove il segno della loro presenza si trasforma in un atto di resistenza poetica. Allo stesso modo, le Salsedini raccontano il legame con l’isola: come il sale sulla pelle, anche sulla carta le incrostazioni disegnano una mappa dell’esperienza vissuta, sedimentazione di memoria e vita.
Con Perfect Imperfectly e Lenzuoli, l’artista sfida i canoni normativi della bellezza e della funzionalità, esaltando l’imperfezione come nuovo modello di armonia. La riflessione si fa più intima nella serie Glitch, dove l’errore e lo scarto si rivelano come elementi di autenticazione identitaria. L’opera conclusiva, Glimmer, esprime questa tensione verso la luce attraverso sei neon imperfetti, rifiutati dal mercato e recuperati dall’artista: segni luminosi che, accettando i propri difetti, non temono più il buio, ma lo abitano e lo trasformano.
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