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L’EMST di Atene protagonsita della scena culturale nazionale e internazionale. Parola di Katerina Gregos
Musei
Nel cuore pulsante di Atene, a due passi dall’Acropoli, Katerina Gregos ci dà il benvenuto nella hall del luminoso e moderno Museo Nazionale di Arte Contemporanea. Un museo che negli ultimi tre anni ha esibito mostre riguardanti i poteri forti, gli effetti della tecnologia, la relazione di Internet con l’amore. Mettendo in discussione il patriarcato e i confini nazionali, le mostre di EMST stanno rivoluzionando la scena artistica contemporanea.

Direttrice, la sua carriera internazionale la precede: Londra, Bruxelles, e poi Amsterdam, Riga, fra le tante città in cui ha lavorato. Qual è il suo rapporto oggi con Atene e con la Grecia?
«Ho lasciato la Grecia nel 2006, dopo aver lavorato alla Deste Foundation per sei anni. In quel momento per me non c’erano prospettive lavorative nel mondo dell’arte contemporanea qui in Grecia. Sai, la Grecia in fondo è un po’ come l’Italia, per tanto tempo ha vissuto sotto l’ombra dell’arte antica. E così mi sono trasferita a Bruxelles, una volta selezionata per la direzione artistica di Argos – Centre for Audiovisual Arts. Ma poi, dopo anni trascorsi all’estero lavorando per molte Biennali e istituzioni culturali, ho sentito la necessità di riavvicinarmi alla mia famiglia, alla mia lingua, alle mie radici. Anche perché avevo ereditato due cani adorabili da mia madre che era appena venuta a mancare. Cercavano disperatamente un nuovo padrone!»
La stavano aspettando ad Atene! E poi è arrivata la proposta per la direzione di EMST?
«Sì, per una serie di coincidenze era arrivata al momento giusto. Ero consapevole che, come direttrice di un museo così giovane, avrei davvero avuto l’incredibile opportunità – e la libertà – di poter contribuire alla scrittura della sua storia. EMST nasce nel 2000 come realtà nomade e si trasferisce in questo splendido edificio dove ci troviamo oggi solo nel 2015; davvero una storia recente. Quando mi venne chiesto di iniziare il mandato, mi venne domandato di sviluppare un’identità chiara per il Museo nel lungo periodo e progettare un programma che fosse socialmente impattante per il pubblico, dopo il periodo di forte crisi che investì la nazione.»

Come ha pianificato la strategia per la collezione permanente e per le mostre temporanee?
«Ad oggi, abbiamo scritto una nuova policy di collezione che guarda con attenzione al nostro posizionamento all’interno di un contesto culturale, geopolitico e religioso unico nel suo genere. Vi è una chiara linea internazionale ma non generica. Riflette la peculiarità dell’aspetto cross-culturale della Grecia: una nazione che geograficamente dialoga simultaneamente con i Balcani, l’Europa, il Mediterraneo, e il Nord Africa. Tutti luoghi con fortissime – e diversissime – caratteristiche socio culturali. La Grecia è custode della propria unica storia e quindi la nostra mission dal punto di vista collezionistico è quella di concentrarci sulle più di 50 nazioni del Mediterraneo allargato, che sono la nostra sfera geopolitica. Dal punto di vista del programma espositivo temporaneo invece, era molto importante posizionare il Museo sul piano internazionale attraverso artisti mai esposti prima in Grecia. Le mostre attivano partnership all’estero e si concentrano sulle questioni più cogenti con cui tutti dobbiamo fare i conti oggi. Seguiamo l’attuale dibattito sui temi culturali, economici, politici e sociali promuovendo sia artisti greci e allo stesso tempo esibendo artisti internazionali.»

What if Women Ruled the World? ha marcato un momento importante per il Museo. Perché scegliere di esporre sole donne? In che modo la mostra sta impattando sulla città?
«What If Women Ruled The World? è stato un programma espositivo esteso di 19 mostre nell’arco di un intero anno che ha esibito solamente donne. Abbiamo fatto questa scelta in primo luogo per sottolineare la sottorappresentazione delle donne nel mondo dell’arte, successivamente perché, specialmente in Grecia, le artiste donne sono state sistematicamente marginalizzate negli ultimi decenni. In ultimo, poiché in Grecia non esisteva ancora un movimento artistico femminista organizzato. L’impatto è lampante: abbiamo già visto crescere il numero di mostre ad Atene che esibiscono artiste donne, e questo mi rende davvero molto contenta. Credo che i neon di Yael Bartana, esposti su due facciate esterne del museo abbiano impattato visivamente sulla città, stimolando, è il mio augurio, una riflessione attorno alla domanda: che cosa succederebbe se le donne governassero il mondo? Sarebbe un posto migliore? La domanda è ipotetica, la risposta discutibile. L’importante è che ce la si ponga e si facciano ragionamenti attorno al tema.»
Il titolo della mostra è ispirato a un’opera dell’artista israeliana Yael Bartana, che esplora il potere femminile e l’idea di agire e comportarsi in modo diverso. In che modo questo concetto ha influenzato la curatela della mostra?
«Viviamo in un mondo più che mai distopico: catastrofi naturali, guerre, divisioni sociali ed economiche, cambiamenti climatici, le pressioni di internet dei social media, la crescita del nazionalismo, la velocità con cui accadono le cose al giorno d’oggi è sconvolgente e non ci lascia il tempo nemmeno di processare il nostro presente. Ecco, penso che tutto questo debba far riflettere su un cambiamento fondamentale con cui concepiamo la leadership. Forse le donne dovrebbero avere la possibilità di rispondere a questa domanda. Credo che immaginare un mondo diverso debba partire dal dare l’opportunità alle donne di contribuire significativamente nel nostro presente in termini di un nuovo paradigma di governance e leadership.»

Lei ha spesso sottolineato il ruolo politico che i musei svolgono oggi, e la collezione di EMST si concentra su opere d’arte con tematiche sociali e politiche. Perché ritiene che questo sia particolarmente importante nel mondo di oggi?
«Credo fermamente che il Museo sia uno strumento pedagogico, e in un mondo in cui l’arte è progressivamente privatizzata è importante disseminare una maggior consapevolezza all’interno della nostra società. I musei pubblici, come il nostro, sono luoghi liberi in cui è ancora possibile discutere di questioni che in altri posti sarebbe difficile anche solo accennare, e per ragioni politiche e economiche. L’arte è davvero l’ultimo baluardo della libera espressione; per questo va preservata quanto possibile, specialmente in istituzioni pubbliche come questa. É importante per me, come direttrice di EMST, aiutare a far crescere una consapevolezza etica all’interno dei cittadini in merito alle questioni che accadono nel mondo: l’uguaglianza di genere, la cittadinanza, l’inclusione politica, la democrazia, i diritti ecologici, umani, degli animali, delle minoranze, tutti temi che ultimamente vengono accantonati per dare spazio a scelte orientate al profitto, all’estrazione, allo sfruttamento.»
Cosa vedremo presto a EMST dopo What if Women Ruled The World?
«Why Look at Animals? sarà la prossima mostra che esplorerà i diritti e il benessere degli animali, sottolineando la loro intelligenza e senzienza. Metterà in discussione il ruolo che gli esseri umani si sono attribuiti per secoli come vertice della piramide dell’intero ecosistema terrestre. Questa visione antropocentrica sta purtroppo distruggendo l’habitat da cui anche noi dipendiamo. Oggi, nel mondo, assistiamo in moltissimi casi a inconcepibili trattamenti barbarici e crudeli verso gli animali, una realtà a dir poco inaccettabile e, spesso, nascosta ai più. La mostra avrà inizio il 15 maggio e vedrà la partecipazione di oltre 50 artisti internazionali offrendo una riflessione profonda sull’urgenza di ridefinire il nostro rapporto con le altre specie che condividono il pianeta.»
