Tra i molti artisti dell’800, amanti dell’Italia – tanto da trasferirvisi per poter ritrarre la bellezza dei suoi paesaggi – non può non figurare Elihu Vedder (New York, 1836 – Roma, 1923) al quale il museo Andersen dedica in questi giorni un’interessante mostra. Pressoché sconosciuto in Italia, ma largamente apprezzato oltre oceano dove i suoi quadri si trovano nelle collezioni di molti musei, Vedder fa parte di quei viaggiatori cosmopoliti del XIX secolo che hanno percorso tutta Europa frequentando i milieux artistici di quei tempi.
Come da prassi, a vent’anni sbarca a Parigi dove frequenta per otto mesi lo studio del pittore neoclassico François Edouard Picot; quattro anni dopo è a Firenze dove lavora nell’atelier del pittore Raffaello Bonaiuti. Allo studio del disegno associa l’interesse per il rinascimento fiorentino ed inizia a frequentare un gruppo di artisti che si riunivano al caffè Michelangelo in Via Larga a Firenze, divenuta poi Via Cavour. Si tratta di Telemaco Signorini, Vincenzo Cabianca, Nino Costa, artisti che cercavano nuove tecniche espressive per le loro composizioni en plein air: diventeranno i macchiaioli, dall’uso della tecnica definita macchia, con cui ritraevano paesaggi e persone utilizzando larghe pennellate di colore e forti contrasti cromatici.
Al primo piano del museo Andersen di Roma si possono ammirare oltre quaranta olii , e numerosi acquerelli e pastelli: quasi tutti delle vedute, anche insolite, del paesaggio italiano, dipinte tra la fine degli anni ‘50 e gli
La mostra inizia con alcune foto di epoca: una ritrae Vedder a Capri sul terrazzo della sua seconda casa, in un’altra dipinge nel suo atelier di Via Flaminia a Roma: sullo sfondo si intravede il quadro The Marriage of the Vine del 1890, che fa parte delle sue composizioni dedicate all’illustrazione del Rubaiyat di Omar Khayam. Vedder fu pittore, illustratore ed anche scrittore. Per quanto riguarda la sua opera di illustratore, sono molto noti i disegni che fece per illustrare le quartine poetiche del Rubaiyat del grande matematico, astronomo e poeta persiano Omar Khaiyam (vissuto tra l’XI ed il XII secolo). Vedder lo descrisse come un poema molto in armonia con i miei pensieri. Il volume con le illustrazioni, che riscosse un grande successo al suo tempo, è presente alla mostra.
Tra i suoi temi preferiti rovine romane e paesaggi marini: la presenza umana è quasi totalmente assente e i tratti fortemente evocativi di numerosi suoi dipinti, fanno pensare alla fantasia allucinata che caratterizza i pittori simbolisti, che pure lo influenzarono. Degno di nota uno dei rari ritratti presenti alla mostra, intitolato Ragazza con ventaglio di penne di pavone del 1889; il quadro, più grande della maggioranza degli altri quadri esposti, raffigura il profilo di una ragazza che si staglia su di uno sfondo bianco. Appoggiata su di un parapetto, guarda intensamente un vaso di pensées viola che vi è posato. Dietro ad una sua spalla spunta un grande ventaglio di penne di pavone.
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