Protagoniste di questo racconto breve ma intenso come lo è la pagina di un diario personale sono due donne messicane, entrambe artiste. Una è
Frida Kahlo, coloratissima interprete del rinnovamento artistico del suo Paese nonché moglie di
Diego Rivera. L’altra è la fotografa
Graciela Iturbide (Città del Messico, 1942; vive a Coyoacán), vincitrice dell’Hasselblad Award 2008.
Mezzo secolo dopo la morte di Frida, Iturbide è autorizzata a entrare in un luogo interdetto al pubblico, il bagno di Casa Azul, la casa-museo di Calle Londres 247 a Coyocán, nella periferia sud-ovest di Città del Messico, dove la pittrice nacque e morì. I passaggi di grigi all’interno della visione in bianco e nero, linguaggio privilegiato dalla fotografa, interpretano l’intimità del luogo.
Ogni volta che ha aperto la porta del bagno, tre volte in tutto, l’autrice è stata investita dal dolore. Una massa di dolore percettibile. Ferite fisiche e psicologiche che segnarono la vita di Frida, vittima a diciassette anni dell’incidente tra l’autobus su cui viaggiava e il trenino di Xochimilco. Gli oggetti inquadrati – protesi, apparecchi ortopedici, il busto ritratto in molti dipinti, tra cui
La colonna spezzata (1944), animali imbalsamati, prese elettriche – sono come sospesi, avvolti in una dimensione interiore, in cui la partecipazione emotiva gioca un ruolo primario.
Dodici gli scatti della serie
El baño de Frida, prove d’artista a disposizione dei collezionisti e accompagnati dall’edizione numerata e autografata del catalogo, sono presentati dalla galleria romana, ma anticipati un anno fa dall’omonima mostra nel foyer del Teatro Fueddu e Gestu a Villasor, nel cagliaritano. Tra questi, anche l’immagine di due piedi, della stessa Iturbide, nella vasca da bagno, citazione della Kahlo stessa. Altro poetico autoritratto, quello dell’ombra della fotografa proiettata sul muro della casa di Lev Trockij a Città del Messico, dove sono ben visibili i fori dei proiettili. Il rivoluzionario russo, legato ai coniugi Rivera, scampato a quell’attentato, finì comunque assassinato nel 1940.
In mostra anche due fotografie scattate da Graciela Iturbide in India nel 2000, in occasione del progetto che ha coinvolto
Sebastião Salgado e
Raghu Rai; e altre dedicate al giardino botanico di Oaxaca, datate 1996. Insieme alle piante si vedono corde, pagine di giornali, sassi. Piante affascinanti, i cactus, forme plastiche che sfidano le difficoltà della sopravvivenza.