Musica e pittura sono due passioni, ma anche strumenti complementari per indagare il presente. Ne è ben consapevole
Alessandro Scarabello (Roma, 1979), coerente nella sua attenzione al disagio sociale. Tema non facile, che l’artista affronta con estrema onestà. La retorica è fuori discussione; Scarabello conosce il sottosuolo, frequenta i centri sociali e si fa portavoce del malessere, dell’inquietudine della nostra epoca. È la prima volta, però, che sceglie di presentarsi nella doppia veste di musicista e pittore. Lo fa in occasione della personale al Rialtosantambrogio, coinvolgendo la sua band, i
Primitive Reaction, di cui è in uscita il primo album.
Così, mentre le bacchette colpiscono piatti e tamburi, il “supereroe” o, meglio, l’“anti-eroe” si toglie la maschera, decidendo di proseguire da uomo comune il proprio percorso di lotta. Personaggio chiave, questo suo eroe bianco vestito (a cui presta le sembianze il fratello Igor, compagno anche nell’avventura musicale) proiettato nei rumori della città, ma sempre attento al proprio silenzio interiore. A lui sono affidati sogni e aspettative per un mondo migliore.
Sogni che si scontrano con la realtà. In una delle grandi tele, il giovane, aggredito, svela tutta la sua vulnerabilità, la fragilità degli ideali. Tre contro uno. Il dramma esistenziale dell’uomo moderno dilaga nella presa di coscienza che non c’è giustizia. L’anti-eroe finisce tra rottami e ammassi di carcasse d’automobili, nella teatralità di gesti consumati. Finché anche l’urlo si disperde e di lui non rimane altro che un segno: la maglietta bianca, sporca del sangue della rissa, riprodotta su grandi cartelloni pubblicitari. L’icona diventa logo.
Contemporaneamente, Scarabello è protagonista di
Inside #3 negli spazi di The Gallery Apart. Mettendo da parte la pulizia formale dei lavori precedenti (in
After Merisi non rinunciava a dichiarare il suo omaggio a
Caravaggio), l’artista si lancia in un nuovo ciclo pittorico visionario e un po’ disorientante. Sperimentare l’uso di colori pop (magenta, verdi, violetti, colori acrilici, stridenti e acidi, che spettacolarizzano il racconto), abbinati comunque all’olio e a tratti di pennarello, diventa lo strumento per sottolineare le contraddizioni del vivere quotidiano.
Anche i titoli, per la prima volta, hanno un ruolo importante:
Petrolio never tested better,
The beast is still among us,
Death by Chupa Chups, fra gli altri. “
Uomini che si nutrono d’inquinamento, la presenza invadente e volgare dei media nei momenti più privati… Tutte dichiarazioni di disagio”, spiega il gallerista Armando Porcari. “
‘Morire di Chupa Chups’ è particolarmente significativo. Il personaggio (è un autoritratto) sembra lobotomizzato. Un filo elettrico gli dà nutrimento, passando attraverso lo schermo di una tv su cui appare la scritta ‘Buona Fortuna’, che suona ironica ma anche mortifera, perché è un augurio poco sincero. Un chiaro messaggio di alienazione”.
Scarabello evolve infine anche nel modo di registrare la fonte d’ispirazione: se prima si basava sulla fotografia e sulle
maquette modellate con la plastilina, nella serie presentata da The Gallery Apart l’approccio è più libero e diretto. “
Strappo le pagine delle riviste che mi colpiscono, un po’ come faceva Bacon”, spiega l’artista.