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È scomparso oggi uno dei più grandi galleristi d’Italia che da Milano, attraverso una lunga carriera, aveva contribuito a far conoscere in Italia alcuni grandissimi artisti-icone mondiali. Parliamo di Salvatore Ala, nato il 16 dicembre 1939, che aveva scoperto l’arte nel 1964 grazie ad un altro immenso protagonista del Novecento, Lucio Fontana.
Già da quegli anni aveva incontrato e lavorato con i più importanti “creatori” dell’epoca, da Enrico Castellani a Mimmo Rotella, da Alberto Burri a Mario Schifano, aprendo la prima galleria nel 1974, proprio a Milano, con Joel Shapiro, Agnes Martin e le serate di Robert Wilson, gruppo di artisti che aveva incontrato a New York pochi anni prima.
New York, a tutti gli effetti, per Ala divenne una seconda casa, dove aveva iniziato a raccogliere Mark Rothko, Ellsworth Kelly, Ad Reinhardt, Robert Ryman, Frank Stella, Andy Warhol e Morris Louis che portava in Italia per far conoscere ai collezionisti.
Passaggio fondamentale, a metà degli anni ’70, fu il legame con l’Arte Povera e una serie di mostre che contarono nell’ordine i nomi di Boetti, Kounellis, Paolini, Fabro, Anselmo, Penone, Zorio, Merz e Calzolari.
Tutti i più grandi, insomma, passarono tra le sue pareti. Negli anni ’80, inoltre, ebbe il merito di portare per la prima volta in Italia il lavoro di Anselm Kiefer (1981), mentre nel 1984 offre a Keith Haring la sua prima personale a Milano. Prima però, nel 1979, venne naturale aprire una sede nella Grande Mela, a cui se ne aggiunse una seconda (nel 1988) che resterà attiva fino al 1995.
Nel 1997, dopo essere stato per oltre vent’anni in via Mameli, Ala trasloca a Brera, in via Monte di Pietà, dove si alternano Günther Förg ed Eric Bainbridge, Christiane Löhr e Osmar Osten, solo per citarne alcuni. Qualche anno fa la chiusura e la percezione di tutti gli appassionati di un grande vuoto nel panorama culturale del contemporaneo milanese. Oggi, con la scomparsa di Ala, restiamo tutti un po’ più orfani dello spirito più curioso e pionieristico che Milano ha avuto nell’ultimo mezzo secolo, anche se dal 2011 l’archivio della Galleria, raccolto in cinquant’anni di attività, è stato messo sotto tutela dalla Soprintendenza Archivistica per Lombardia per il suo alto valore documentario e ed è a disposizione di chiunque voglia studiarlo. Un ottimo modo per ricordare.