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Artisti che rompono il mondo, dal vivo, a “Drodesera”. Tre domande a Barbara Boninsegna, direttrice di Centrale Fies

di - 22 Luglio 2016
Parte stasera “World breakers”, il programma di Centrale Fies, in occasione del festival Drodesera. E ancora una volta è proprio la centrale elettrica, ancora in funzione, che non smette mai di generare energia (ed energie), il palco per lo sviluppo di una serie di progetti che prenderanno corpo fino al prossimo 30 luglio,
Ma vediamo, con la direttrice artistica di Centrale Fies, Barbara Boninsegna, chi sono questi artisti che “spaccano il mondo”, e perché.
Il tema “World Breakers” è stato scelto per questa 36esima edizione di DRODESERA. Chi sono i World Breakers e come li interpreta il festival?
«Da sempre il tema del festival non viene lanciato a priori, ma desunto a programmazione terminata. Una scelta, questa, fatta sia per lasciare totalmente liberi artisti e creativi, sia per poter indagare e viaggiare all’interno del loro immaginario, delle necessità che comunicano e nelle realtà che rielaborano. Se all’inizio potevano apparire lavori totalmente a sé stanti, nell’osservarli a fondo siamo rimasti sorpresi dal potente fil rouge che li accomunava. Comunità, società, band, gruppi, singoli, intenti nel costruire, preservare, organizzare il loro mondo-equilibrio, il luogo con le sue regole, la storia, le narrazioni che sono messaggi per l’esterno, prese di posizione, costruzioni del sé. E poi, d’un tratto, la più piccola cosa o l’atto più violento a mutarne i confini. Ecco che per noi i World Breakers non sono per forza delle persone, né a tutti i costi dei provocatori, dei violenti o dei rivoluzionari. A rompere i mondi anche una semplice misurazione, una scelta, una direzione inaspettata da intraprendere. Quest’anno, assieme al collettivo DEAD MEAT, abbiamo pensato di splittare l’immagine del festival in tre: tre mondi in attesa, in ascolto, in tensione verso quello che sarà».
Giunto ormai al suo quarto anno, Live Works_Performance Act Award si dimostra come tappa imprescindibile per il festival. Come si integrano i lavori degli artisti selezionati con la programmazione di quest’anno?
«Live Works è un format dedicato esclusivamente alla performance art, fortemente presente anche nel resto della programmazione come le lecture performance di Giacomo Raffaelli, di Vanja Smiljanic, di Marzia Migliora ed Elena Pugliese, o i lavori su territorio, tradizione e natura provenienti dalle arti visive di Andreco e Presicce. Nonostante abbia una forma concentrata per via della modalità di fruizione diluita in tre giorni consecutivi, risuona sia per le pratiche artistiche in scena, che per alcune modalità di coinvolgimento del pubblico, con tutto il resto della programmazione».
I partecipanti di Live Works confermano la natura, e l’apertura, di Centrale Fies verso l’estero. Quali sono gli obiettivi di questa proiezione internazionale?
«Il premio è internazionale e viene promosso attraverso moltissimi canali, ogni anno riceve circa 300 application da tutto il mondo, Italia compresa. A dire il vero non ci sono obiettivi specifici in questa “proiezione” dato che da sempre Centrale Fies ospita artisti internazionali e promuove artisti nazionali a livello Europeo e -quando possibile- oltreoceano. Nel 2007, ad esempio, abbiamo creato un hub per giovani e giovanissimi artisti “Fies Factory One”, che è stato un attento lavoro di curatela, promozione e programmazione portando artisti a viaggiare, fare rete, confrontarsi con centri e realtà internazionali. Inoltre Live Works, così come tutto il festival, è sempre attento a portare artisti internazionali che in Italia non hanno avuto visibilità o che ne hanno avuta troppo poca». (Giulia Alonzo)

In home page: Luigi Presicce, Ascesa alla vetta (particolare)
Sopra: Giacomo Raffaelli, Under Specified

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