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Fino al 30.V.2015 | Eva Frapiccini, Selective Memory | Selective Amnesia | Galleria Alberto Peola, Torino

di - 22 Maggio 2015
Come interagiscono emozioni, immagini, narrazioni personali, sociali e politiche nei processi di formazione e sedimentazione del ricordo? Possiamo parlare di un processo di archiviazione mentale? Come dal ricordo dell’emozione non mediata si arriva alla costruzione della narrazione politica con le sue amnesie? Come il contesto geografico, sociale e culturale di appartenenza può influire sulla preservazione della storia e sulla costruzione di un’identità individuale e collettiva in rapporto ai processi di cambiamento che hanno profondamente modificato la nostra percezione del tempo e della memoria? Nel tentativo di dare una risposta a questi interrogativi Eva Frapiccini, per “Selective Memory | Selective Amnesia” interviene sul suo archivio fotografico privato riattivandolo per riflettere sul ruolo e sui processi di creazione e deformazione del ricordo. «É difficile persino dire quanto ci sia di volontario nell’incapacità di ricordare tutto di un evento, ma il punto è capire se ci interessa davvero la definizione perfetta di un ricordo» spiega l’artista in una nostra recente conversazione. «Seguendo la teoria di Rosenfield in realtà sono le emozioni, gli elementi principali per la classificazione di un ricordo, e sicuramente la sua intensità potrà diminuire nel tempo, ma mai scomparire del tutto, mentre altri particolari, sì. Questo vuol dire che il nostro punto di vista, ciò che abbiamo provato in quel preciso momento ha la priorità rispetto alle informazioni. In questo processo il linguaggio assume un ruolo cruciale. Nel mio lavoro questo si è tramutato nell’azione della selezione, che coinvolge sia il funzionamento del ricordo, che i sistemi di archiviazione».
Le immagini scattate in giro per il mondo, infatti, sono personali appunti di viaggio, impressioni casuali di situazioni e luoghi fissate senza un proposito progettuale “a priori” ed è soltanto dopo un periodo di sedimentazione che l’artista riprende quelle fotografie e comincia a selezionarle mossa da “un’idea di sospensione”, d’intervallo tra un’immagine e l’altra. In questo scarto letterale e temporale e nel riadattamento di dimensioni e supporto, sta la progressiva perdita della loro funzione documentale e l’attribuzione di un nuovo significato, esattamente come avviene nei meccanismi di immagazzinamento e trasformazione delle tracce visive in un archivio o delle informazioni nella memoria, e come suggerisce già dal titolo, Selecting, l’opera che apre la mostra.

«Mi ha colpito la funzione principale che Rosenfield assegna alle emozioni, come elementi chiave di registrazione, e la caratteristica di perenne mutazione che si assegna al ricordo. Questo processo di creazione e decostruzione continua che salta tra presente e passato mi è sembrato subito familiare. Si trattava di testarlo, ed ho pensato al mio archivio fotografico come espressione tangibile di ricordo, di cui conoscevo bene la natura originaria. Ognuno dei lavori in mostra prende una strada differente di questo processo di selezione».
La serie Golden Jail. Discovering Subjection nasce dal ripensamento del periodo trascorso in residenza al Cairo e in Bahrein tra il 2012 e il 2014, due Paesi che hanno vissuto la “Primavera Araba” e che stanno assistendo impotenti alla rimozione del suo ricordo e al ribaltamento dei suoi presupposti. L’azione di arrotolare la stampa fotografica nasconde l’immagine mettendo in atto un processo che rimanda alla censura e alle strategie di trasformismo politico, operate dal potere per preservare se stesso. Velvet coglie, attraverso porzioni di negativi, il frammento di un colore indefinito, in trasformazione alla ricerca del puro ricordo emozionale avulso dalla contingenza spaziale e temporale. Nella struttura progettata per Lamine sono fotografie che presentano alcune analogie, dalla casualità delle situazioni al loro senso di sospensione, realizzate in viaggio, in hotel, e stanze che diventano per breve tempo case, in musei, aeroporti, deserti, in un arco temporale di circa quindici anni. Il visitatore può estrarre un’immagine e usarla come indizio di una nuova storia, giocando sul ruolo del primo impatto visivo e sull’ambiguità dell’indefinito.
Marianna Orlotti
Mostra visitata il 17 aprile 2015
Dal 18 aprile al 30 maggio 2015
Eva Frapiccini
Selective Memory | Selective Amnesia
Via della Rocca 29
10123 Torino
Orari: martedì – sabato h.15.00 – 19.00; mattino su appuntamento
Info: tel. +39 011 8124460; info@albertopeola.com

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